lunedì, Luglio 22, 2024

Casa Museo Renzo Savini: collezionismo e architettura

Per la recente apertura al pubblico di Casa Museo Renzo Savini, venerdì 8 aprile alle 18.30 si svolgerà il secondo incontro della programmazione culturale 2022. L’appuntamento è organizzato per iniziativa di Benedetta Savini Marescotti, proprietaria della sede. Interverrà Nicoletta Barberini Mengoli, collaboratrice di il Resto del Carlino, intervisterà Laura Ruffoni, Funzionario responsabile del centro culturale Remo Brindisi.


IL VITTORIALE, CASA MUSEO DI GABRIELE D’ANNUNZIO


Di cosa tratta la conversazione tra Mengoli e Ruffoni a Casa Museo Renzo Savini?

Prima della conversazione, l’Architetto Emanuele Mari, Assessore al Turismo, Cultura e patrimonio museale del Comune di Comacchio saluterà i convenuti. Laura Ruffoni illustrerà poi l’eccezionale collezione d’arte moderna conservata all’interno della Casa Museo di Lido di Spina, creando un trait d’union tra luoghi nati per conservare ed esporre capolavori artistici.
La discussione verterà principalmente sul ruolo rivestito dal museo, la figura di Remo Brindisi nell’arte del Novecento e le influenze nelle correnti odierne. Infine, le intervenute parleranno dei modi per una maggiore visibilità della Casa Museo a livello nazionale e internazionale.

La Casa Museo Remo Brindisi

La sede, immersa nel verde della pineta del Lido di Spina, località cara al pittore per i ricordi d’infanzia, fu costruita tra il 1971 e il 1973. Il progetto è dell’architetto designer Nanda Vigo, concepita come esperimento artistico di “integrazione delle arti”. Quindi uno spazio ove non vi fosse soluzione di continuità fisica, concettuale e di percezione tra l’architettura, gli arredi e le opere d’arte che affollavano le pareti delle stanze, anche di bagni e ripostigli. L’esperta volle dunque costruire un luogo fisico in cui Brindisi potesse accogliere chiunque desiderasse entrarvi, come in un abbraccio. Visivamente il concetto è ricordato dalla struttura rotonda e cava della villa. L’edificio è caratterizzato da un grande cilindro centrale che collega diversi
piani e gli spazi abitativi, quelli di studio e espositivi, in una continua compenetrazione.

La collezione

La raccolta, nella quale sono inserite opere dello stesso Brindisi, comprende circa duemila esemplari e documenta le
principali correnti artistiche del Novecento. Particolare attenzione è data alla Milano tra gli anni Cinquanta e Settanta. Sono da segnalare le grandi opere integrate all’architettura, tra cui il graffito di Lucio Fontana, le sculture di Arturo Martini e di Giò Pomodoro. Nella collezione del museo figurano, tra i maestri dei primi decenni del 20° secolo, Medardo Rosso, Alberto Savinio, Giacomo Balla. Il periodo successivo è rappresentato da esponenti di importanti correnti quali lo Spazialismo e il Movimento Nucleare, Nouveau Réalisme, Pop e i suoi esponenti Arman, Cèsar, Rotella, Hains, Schifano,
Warhol. Tra i maestri del design, oltre a Nanda Vigo, sono presenti opere e arredi originali d’epoca di Bruno Munari, Achille Castiglioni, Giò Colombo. Dopo la scomparsa dell’artista, il museo e l’intero patrimonio sono diventati proprietà dal Comune di Comacchio, per volontà testamentaria di Brindisi.

Remo Brindisi

Il pittore nasce a Roma il 25 aprile 1918 e muore a Lido di Spina il 25 luglio 1996, trascorre la sua infanzia tra l’Urbe e Pescara. Compie la sua formazione da artista seguendo i corsi di scenografia al Centro sperimentale della Capitale. Frequenta parallelamente le lezioni serali alla Scuola Libera di nudo dell’Accademia di Belle Arti. Poi vince una borsa di studio all’Istituto superiore d’Arte per l’Illustrazione del Libro di Urbino. Dopo il diploma si trasferisce a Firenze, dove entra in contatto con il circolo di Ardengo Soffici e Ottone Rosai che gravitava attorno alle riunioni al Caffè delle Giubbe Rosse. Nel 1947 si trasferisce a Milano e il suo successo comincia a consolidarsi. Partecipa infatti a tre Biennali veneziane nel 1948, 1950 e 1952. Alla metà degli anni Cinquanta trascorre qualche tempo a Parigi, conoscendo l’ambiente esistenzialista e lo stesso Jean Paul Sartre.

La democratizzazione dell’arte

La sua sensibilità verso la fruizione libera e pubblica dell’arte come occasione di crescita personale e di vita, si concretizza soprattutto nell’esperimento del Museo del Lido di Spina, realizzato senza nessun contributo pubblico. Il museo era da lui definito con il termine “alternativo” per sottolineare l’apertura verso la democratizzazione dell’arte.
Brindisi era pittore, scultore, illustratore, scrittore, scenografo, curatore di iniziative culturali. Fu inoltre presidente della Triennale di Milano, commissario alla Biennale di Venezia, insignito della medaglia d’oro per meriti culturali dal Ministro della pubblica Istruzione. Il Comune di Comacchio gli ha tributato la cittadinanza onoraria per il contributo offerto al patrimonio culturale della città con la creazione del suo museo.

Gli incontri alla casa Casa Museo Renzo Savini

Il programma culturale del centro comprende altri appuntamenti, oltre al talk dell’8 aprile.
• Giovedì 5 maggio alle 18.30 ci sarà la presentazione del libro L’arte dello styling. Come raccontarsi attraverso i vestiti di Antonio Mancinelli e Susanna Ausoni. L’incontro è organizzato in collaborazione con Daniela Campogrande di Campogrande Concept.
• Mercoledì 11 maggio Lavinia Savini, Avvocato specializzato in proprietà intellettuale e diritto dell’arte, tratterà il tema attualissimo dell’Arte digitale e NFT Art.
• Il 13 e 15 maggio saranno aperti i salotti della Casa Museo in concomitanza con Arte Fiera.

Renzo Savini

Classe 1931, è un umanista di formazione classica, originario di Bagnacavallo e ha frequentato l’esclusivo Collegio La Quercia. Poi si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna. Grande collezionista e artista, anticipava i tempi per la sensibilità e con ingegno cercava e accostava oggetti, creando una commistione di materiali e contrasti tra epoche diverse. Gli abbinamenti avvenivano con meticolosità e puntualità, soprattutto nel fedele utilizzo degli elementi di supporto, chiodi di cornici o vetri spesso coevi al dipinto. Savini era un collezionista di curiosità. Apprezzava bastoni di passeggio e burattini, dai giocattoli alle sculture lignee, dalle maioliche emiliane alle gigantesche scenografie teatrali. Ogni singolo oggetto rappresentava un frammento della sua vita e dei momenti da cui essa era scandita. L’assemblaggio nelle sue opere è l’espressione massima dell’Uomo/Artista, del suo temperamento, della sua creatività, del suo gusto. Anche della sua raffinata conoscenza e cultura, della sua genialità.

La Casa Museo Renzo Savini

Il primo incontro del centro culturale avviene in concomitanza coll’apertura del centro culturale bolognese. L’ingresso è a prenotazione, inviando una mail a [email protected]. Commissionata nel 1964 all’architetto Raoul Biancani, la Casa Museo si configura come uno degli esempi più interessanti dell’architettura contemporanea. Si sviluppa su tre livelli, con un
costante gioco armonico tra materiali e vetrate. Al suo interno è presente una selezione di opere assemblate, nel tempo, dal collezionista Savini, con una coerente e metodica volontà di creare un unicum tra pezzi e elementi architettonici di varie
epoche. Una preziosa miscellanea di lavori artistici, manufatti di alto artigianato e reperti naturalistici. Un luogo pieno di suggestioni, dove Renzo ha vissuto con la famiglia fino alla morte. Una piccola Kunstkammer letteralmente camera dell’arte”, raccoglie manufatti di provenienze molteplici e multiformi, reperti e curiosità di ogni genere. Ci sono pezzi di Castiglioni,
Gavina e Scarpa, statue dei presepi barocchi e pupi del Settecento, bassorilievi rinascimentali incastonati nel muro. Si possono ammirare manoscritti e libri antichi, disegni del Tiarini e tele del Signorini. Nella palazzina, al piano sottostante, ha risieduto per anni Dante Bini, architetto di fama mondiale. Il professionista è noto per aver ideato per Michelangelo Antonioni e Monica Vitti La Cupola, l’avveniristica villa sulla Costa Paradiso in Sardegna. Oggi la Casa Museo è gestita dalle figlie di Renzo Savini.

Immagine da cartella stampa.

Odette Tapella
Odette Tapella
Vivo in piccolo paese di provincia. Mi piace leggere, fare giardinaggio, stare a contatto con la natura. Coltivo l'interesse per l'arte, la cultura e le tradizioni.

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