Carrie Lam annuncia la lotta alle fake news

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La leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha dichiarato, martedì 4 maggio, che il governo sta lavorando sulla legislazione riguardo le “fake news” per contrastare la “disinformazione, l’odio e le bugie.”

Le fake news espressione di libertà?

La leader di Hong Kong è preoccupata riguardo la libertà che i media del grande centro finanziario internazionale hanno nei confronti del governo. Soprattutto per quanto riguarda l’emittente pubblico RTHK (Radio Televisione di Hong Kong) di controllo nazionale. Di conseguenza vi sarà un’imminente grande revisione dell’emittente pubblico guidata da un nuovo burocrate, senza alcuna esperienza nei media. Questo è un lampante segnale che le stringenti linee guida del governo accerchieranno anche il giornalismo. Come è stato per il settore dell’istruzione. Poiché sotto le direttive di Pechino, negli ultimi due anni, Hong Kong ha intrapreso una rapida svolta autoritaria seguita dall’imposizione delle legge di sicurezza nazionale nel 2020.


Jimmy Lai il magnate dei media in carcere


L’annuncio di Carrie Lam

Dal video della conferenza stampa settimanale, riportato da Reuters il 4 maggio, Lam, ha detto che il governo stava ricercando le “fake news”, ma ha anche aggiunto di non avere ancora in programma una legislazione a riguardo. Difatti: “una legge inerente alle fake news necessita molta ricerca, specialmente su come i governi esteri stanno affrontando questa preoccupante e crescente tendenza nella diffusione di informazioni e disinformazione, odio e bugie sui social media”. Continua Lam: “noi continueremo ad essere molto seri riguardo la questione a causa dei danni che la diffusione di fake news comporta a molte persone.”

La censura che c’è già

La dichiarazione di Carrie Lam giunge esattamente il giorno seguente all’annuncio che RTHK non avrebbe rinnovato il contratto della sua giornalista Nabela Qoser. Quest’ultima è nota per i suoi duri interrogatori a Lam e altri funzionari, durante le proteste antigovernative di massa del 2019, come rivela Hong Kong Free Press sul proprio account twitter.

Rimozione di giornalisti e di contenuti

La radio televisione di Honk Kong ha anche già rimosso alcuni dei propri archivi da Youtube e altre piattaforme social, invitando gli attivisti online al fare il back up dei propri contenuti su piattaforme blockchain. Ossia un registro digitale aperto in grado di memorizzare i dati in modo sicuro e permanente. E di conseguenza controllabile. Anche un’altra giornalista dell’emittente pubblica, Bao Choy, è stata trovata colpevole, il mese scorso, dalla corte per accesso improprio ai record pubblici. La giornalista stava eseguendo un documentario sulla polizia inerente ad un attacco di massa avvenuto contro manifestanti, giornalisti e persone a sé stanti nel 2019. Il documentario di Bao Choy aveva vinto un premio locale per la stampa esattamente un giorno prima del verdetto. Però la RTHK non ha accettato il premio.

Il documentario pro diritti umani

Inoltre la giornalista insieme ad altri cinque colleghi ha vinto, il 6 maggio, il premio dell’Human Rights Press Awards. Il titolo di questo documentario in inglese è: 7.21 Who Owns the Truth, per ora disponibile solo in lingua cinese su youtube. L’indagine riguarda, appunto, l’attacco svoltesi nel distretto di Yuen Long nel luglio 2019. Da quanto si evince dalle immagini una folla di almeno 100 persone, con magliette bianche, armata di manganelli, bastoni e spranghe ha picchiato pendolari e manifestanti all’interno di una stazione della metropolitana. Tale atto ha suscitato critiche diffuse nei confronti della polizia, comprese accuse di collusione con i gangster della triade, ma la polizia nega ogni evidenza. Le corti non hanno ancora accusato nessuno dei responsabili di quegli attacchi mentre continuano i processi per i manifestanti come Joshua Wong.


Condanna a Joshua Wong


La libertà di stampa ad Hong Kong secondo Carrie Lam

Reporters Without Borders classifica Hong Kong all’80esimo posto nel 2021 per la libertà di stampa. Il paese è in caduta libera rispetto al precedente decennio. Oltre l’arresto del magnate dei media Jimmy Lai e fondatore di Apple Daily, l’emittente pubblica Radio Television Hong Kong (RTHK) è quindi oggetto di una campagna di intimidazione in piena regola da parte del governo con l’obiettivo di limitare la sua autonomia editoriale. Nonostante ciò c’è ancora resistenza. Questa è guidata da una manciata di media online indipendenti come Citizen News, Stand News, The Initium, Hong Kong Free Press e inMedia.

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