Caroto e la maniera moderna tra Milano e Venezia

La mostra presenta i risultati delle indagini diagnostiche sulle opere e gli studi che riguardano l'artista del Cinquecento

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Caroto
Alcune opere della mostra di Giovan Francesco Caroto

Dal 13 maggio a Verona, negli spazi monumentali del Palazzo della Gran Guardia, apre la grande esposizione di Giovan Francesco Caroto (1480 circa – 1555). È la prima mostra dell’artista, con oltre 120 opere provenienti da alcune delle più prestigiose collezioni italiane ed estere. Un evento che presenta l’evoluzione del grande pittore, seguendolo dagli esordi giovanili al riconosciuto ruolo di artista. Prosegue fino al 2 ottobre.

“Ebbe sempre Giovan Francesco grande opinione di sé,
onde non arebbe messo in opera per cosa del mondo cosa ritratta da altri”

Le Vite, Giiorgio Vasari, 1568

Un Giovan Francesco Caroto in gigapixel 3D


Cosa ha realizzato l’organizzazione per la mostra di Caroto a Verona?

Una serie di interventi conservativi sostenuti per l’esposizione e un’estesa campagna di analisi diagnostiche. L’evento
è anche l’occasione per dare un contributo alla salvaguardia della sua opera e approfondire la conoscenza della produzione tecnica del pittore. Il progetto è frutto di ricerche che hanno coinvolto vari istituti del sistema conservativo veronese. Infatti, hanno contribuito il Museo di Castelvecchio, in qualità di capofila, degli Affreschi G.B. Cavalcaselle, Archeologico al Teatro Romano. Hanno collaborato pure il Lapidario Maffeiano e di Storia Naturale, accanto a un’ampia rete di collaborazioni interistituzionali e prestiti nazionali e internazionali. Un ruolo cruciale hanno svolto da due partner scientifici, i musei di Palazzo Ducale di Mantova e del Castello Sforzesco di Milano, testimoni del valore dell’esperienza itinerante di
Caroto. L’artista esercitò la sua attività tra le città di Verona, Mantova e Milano.

Il Comitato scientifico

Hanno contribuito al progetto i curatori: Francesca Rossi, Direttore dei Musei Civici di Verona, Gianni Peretti, Storico dell’arte, Edoardo Rossetti, SUPSI Lugano. Partecipano anche: Antonella Arzone responsabile del Gabinetto numismatico del Museo di Castelvecchio, Margherita Bolla, studio, didattica e ricerca in ambito archeologico per allestimenti e
valorizzazione musei. Inoltre, hanno messo a disposizione le proprie competenze Luca Fabbri, collezioni d’arte medievale e moderna, Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle, Maria Teresa Franco Fiorio, Storica dell’arte dell’Ente Raccolta Vinciana di Milano. Al lavoro anche Stefano L’Occaso, Direttore di Palazzo Ducale, Mantova, Sergio Marinelli, Storico dell’arte, Paolo Plebani, Conservatore all’Accademia Carrara di Bergamo e Alessandra Zamperini del Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona. Co-prodotta da Civita Mostre e Musei e realizzata in collaborazione l’ateneo cittadino, l’esposizione ha il patrocinio del Ministero della Cultura e della Regione Veneto. Un evento realizzato col finanziamento di Airbnb, Fondazione Città Italia, Soroptimist Club di Verona e la sponsorizzazione tecnica di ERCO.

I prestiti

Tra i prestatori si contano collezionisti privati e importanti istituzioni museali. Le opere provengono dalla Fondazione Accademia Carrara di Bergamo, Palazzo di San Sebastiano e il Palazzo Ducale di Mantova, Galleria degli Uffizi di Firenze. Alcuni lavori sono conservati alle Gallerie Estensi di Modena, Castello Sforzesco di Milano, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Pinacoteca di Brera di Milano. Concesse dall’estero i pezzi dal Musée du Louvre di Parigi, Museo Brukenthal di Sibiu, Kunsthistorisches Museum di Vienna. Ci sono anche dipinti dal Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek e Staatliche Graphische Sammlung di Monaco di Baviera, Szépművészeti Múzeum di Budapest, lo Städelsches Kunstinstitut di Francoforte. Inoltre, il trasferimento nella mostra di Caroto di numerose opere solitamente esposti ai Musei di Castelvecchio Cavalcaselle arricchisce il percorso di creazioni spesso non visibili.

CAROTO e le arti tra Mantegna e Veronese

L’arte a Verona nella prima metà del XVI secolo, fiorita tra i due giganti Mantegna e Caliari, è un periodo ancora per molti aspetti da indagare. Non mancarono in quegli anni figure di grande personalità inconfondibile, soprattutto nel campo di pittura e miniatura. Sono: Girolamo Dai Libri, Francesco Morone, Paolo Morando detto il Cavazzola, Francesco Torbido detto il Moro, Nicola Giolfino. Anche nel campo dell’architettura si assiste a un rapido adeguamento linguistico sulle formule più moderne con Gian Maria Falconetto e Michele Sanmicheli. Tra gli artisti, Giovan Francesco Caroto è il più interessante e complesso. Il profilo tracciato da Giorgio Vasari permette di seguire il suo percorso di
formazione artistica.

Giovan Francesco Caroto, un artista di corte

Intelligente, curioso, spiritoso, vagabondo, fu a Mantova, alla corte dei Gonzaga, sotto l’egida di Mantegna, a Milano, al servizio di Antonio Maria Visconti. A Casale Monferrato lavorò per il marchese Guglielmo IX Paleologo. Conobbe e apprezzò la pittura fiamminga e nordica tra Milano, Verona e Venezia, Raffaello e i suoi seguaci. Quindi è credibile l’ipotesi
di un suo viaggio di studio a Roma. Esercitò la pittura, la miniatura, il disegno naturalistico, la medaglistica, la statuaria. Si dedicò soprattutto alla pittura devozionale pubblica e privata, realizzando pale d’altare, Madonne col Bambino. Raggiunse forse i suoi esiti più personali e felici nel ritratto e nella pittura di paesaggio.

Il contesto del Cinquecento italiano

I curatori della mostra evidenziano il ruolo di primordine dell’artista. “Giovan Francesco Caroto è l’emblema della capacità degli artisti veronesi di muoversi in aree geografiche diverse della Penisola, riuscendo a contaminare quanto appreso in gioventù. Inseriscono la loro città in una complessa rete di relazioni artistiche. Inoltre, la biografia è in qualche modo emblematica per comprendere l’evoluzione dei fatti artistici padani nei primi quattro decenni del XVI secolo. La sua formazione e gli spostamenti dimostrano l’importanza del sistema delle piccole corti italiane nella formazione del linguaggio della ‘maniera moderna’. Mostrano l’avvicendamento del ruolo guida nel paesaggio artistico italiano che si attua attorno alla metà del secondo decennio del Cinquecento, col dialogo serrato e innovativo giocato tra Milano e Venezia. La mostra mette per la prima volta a confronto gli esiti di anni di ricerche di studiosi dell’arte sulle relazioni che hanno legato i due centri di produzione culturale dell’epoca”.

Il percorso della mostra

L’esposizione di Verona si colloca idealmente tra due eventi promossi dal Comune di Verona al Museo di Castelvecchio. Mantegna e le Arti a Verona 1450-1500 (settembre 2006-gennaio 2007) accanto alle opere del pittore padovano, metteva i prodotti pittorici di Paolo Veronese. L’illusione della realtà (luglio-ottobre 2014) è dedicata al maggior artista cittadino del Cinquecento. Il percorso espositivo è articolato in sezioni che evidenziano momenti particolari della carriera
di Caroto e significativi aspetti dei suoi interessi e della sua personalità. Alcune hanno un impianto espositivo tradizionale, tre ospitano installazioni multimediali. Sono: Giovan Francesco Caroto, tra Verona e Mantova, all’ombra di Mantegna, In viaggio tra Milano e Casale Monferrato, Giovan Francesco e l’arte del ritratto. Poi: Giovanni Caroto pittore, Verona, gli anni della maturità, I Caroto e la famiglia Della Torre, Da Caroto a Paolo Veronese: nuovi orizzonti della pittura veronese. Giovanni Caroto testimone di antichità, Tra arti e scienze naturali: la bottega dello speziale e la Wunderkammer del museo Calzolari. Nuove tecnologie in: Le sinopie dell’Annunciazione di Giovan Francesco Caroto, Caroto testimone di antichità, Caroto speziale e la Wunderkammer del Museo di Francesco Calzolari.

Altre attività collegate alla mostra di Caroto

Disponibile un percorso di visita accessibile tramite App a cura di Civita Mostre e Musei. Un itinerario speciale, per persone non vedenti, realizzato col contributo di Fondazione Città Italia. Si sviluppa intorno a dodici opere appartenenti alle collezioni civiche con il possibile reimpiego futuro nel percorso museale di Castelvecchio. L’azienda ARtGlass ha invece realizzato un gioco didattico. Una speciale caccia al tesoro in realtà aumentata attraverso le sale espositive che i visitatori tra gli 8 e i 12 anni, avranno modo di seguire su un tablet. L’attività è incluso nel biglietto d’ingresso. Affiancato anche un programma di iniziative educative e didattiche a cura della Segreteria Didattica dei Musei Civici – Cooperativa Le Macchine Celibi. Coordina i servizi Civita Mostre e Musei. Sono in programma visite guidate gratuite settimanali, per gruppi e scolaresche, oltre a laboratori a tema per bambine e bambini dai 6 agli 11 anni.

Itinerario per le la città di Verona

Alla mostra si collega una rete di itinerari artistici nelle chiese cittadine per le quali Caroto ha operato. Un progetto realizzato in collaborazione con Diocesi, Università di Verona, Soprintendenza archeologia, per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza.
Partecipa anche Fondazione Verona Minor Hierusalem. La mostra è accompagnata da una monografia e da un catalogo editi da Silvana Editoriale. Disponibile il video della conferenza di presentazione della mostra sul canale YouTube I MUV I
Musei di Verona.

Immagine da cartella stampa.