Carola Rackete chiama Italia

Perché Carola Rackete è un caso in Italia.

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Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e disobbedienza a nave da guerra sono questi i capi di accusa contro i quali una trentunenne tedesca di nome Carola Rackete ha dovuto difendersi presso il Tribunale di Agrigento: in Italia.

L’Italia, quel paese stretto e lungo a sud dell’Europa, dove a trentuno anni la maggioranza delle ragazze ha appena iniziato a mettere piede fuori casa, dove le quote rosa al lavoro sono ai minimi europei, i mariti non fanno guidare le macchine col cambio automatico alle mogli e le nonne sono le persone più importanti della famiglia, con pranzi domenicali e raccomandazioni sull’uomo nero: qui lei è entrata come capitana di una nave.

E non si è limitata a questo. Carola ha preso a bordo degli extra comunitari di colore diretta in un porto siciliano. Ha annunciato con un inglese perfetto che stava arrivando e cosi è stato: non era uno scherzo goliardico per attirare l’attenzione su di sé. Li voleva portare a riva e lo ha fatto.

In Italia. Dove si pubblicano foto sui social con avvenenti donne, senza il nobile intento di sbandierarne la meritocrazia in posti dirigenziali; dove il Premier si batte per chiudere i porti agli stranieri del sud est del mondo, mal digerendo la definizione di Italia come primo porto sicuro.

Carola ha scomodato molte coscienze a porsi domande implicite o esplicite pro o contro di lei, il ruolo della donna, la definizione di immigrati come profughi di guerra e addirittura la considerazione che l’Europa ha dei “no” del Governo italiano.

Nazioni Unite, Amnesty International, il consiglio comunale di Palermo, mettendo ai voti la cittadinanza onoraria per gli uomini della Guardia di Finanza a bordo della motovedetta speronata, e, non ultima, una folla di civili, fuori dal tribunale con lo striscione bianco Salvare vite umane non è reato, tutti smossi da Carola.

Ma chi è quindi Carola?

Sostanzialmente una giovane donna che guida una nave. Da comandante, però. Che ha disobbedito a un capo di Governo e speronato una motovedetta portuale, il cui ruolo di nave da guerra è in realtà ancora oggetto di discussione. E tutto per salvare una, seppur piccola, schiera di potenziali ladri, spacciatori e sottrattori di case popolari. Una giovane donne che mentre era ai domiciliari in attesa di processo, ha scomodato bande di cyerbulli con ogni genere di insulto sessista.

Tuttavia Carola rimane convinta di chi è. Arrivando a piedi in tribunale ha solo detto: “Sono felice di aver potuto dire la mia”. Si è presentata semplice, con una frase disarmante, come è lei, donna che parla di una sua idea, per cui ha lottato e a cui crede profondamente.

Quindi non importa come ci si presenta, basta essere pulite e in ordine. Oppure no? In effetti c’è un piccolo particolare che Carola non ha preso in considerazione davanti alle telecamere: era vestita solo con una maglietta senza reggiseno. In Italia.

Nella penisola se ti presenti cosi questo è un inequivocabile segnale: che la possiamo buttare a ridere.

Una nonna, in Italia, dal nord al sud, seduta a tavola, o mentre taglia le verdure in cucina a Natale glielo avrebbe detto: “Vestiti decorosa quando sei in pubblico”, in tutte le varianti regionali. Tuttavia Carola non ha una nonna italiana e si è ritrovata sola contro tutti i machi da tastiera, che hanno presto dimenticato atti ben peggiori di personaggi pubblici italiani, ma maschi.

Dalla Germania sua papà ha detto: «Se sono orgoglioso di mia figlia? Certo che sì. Preoccupato per lei? Ma no, se la sa cavare». Io ne immagino ben pochi di padri italiani, degni di questo nome, che direbbero così di propria figlia, in carcere, in Italia, da sola, senza accorrere. E sapete che vi dico? Menomale. Perché è facile andarsene quando tutto diventa troppo e le famiglie troppo soffocanti, ben più difficile è restare sole, contro tutti.

Se potessi parlare con Carola le direi “Ti auguro, fortissima donna, che il tuo segnale di aiuto per le vittime della guerra possa arrivare pulito li dove si può fare qualcosa, e non si disperda in futili bagarre sulle magliette”, perché quando una donna è determinata a fare qualcosa, non va mai sprecato.

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