“Caro lettore, non nascondere la tua fragilità..”

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Caro lettore, non nascondere la tua fragilità.

Caro lettore, abbi il coraggio di dire che sei fragile, anche quando ti senti forte. Non è la forza che nasconde il tuo essere. Abbi il coraggio di ammettere a te stesso, che per quanto tu possa vivere una vita serena e piacevole, ci saranno sempre ostacoli che metteranno a dura prova la tua vera essenza. Caro lettore, non raggomitolarti in una palla di vetro quando il mondo diventa un posto a cui credi di non appartenere. Guardati intorno, ciò che ti circonda ha la tua stessa essenza. Non sei solo nel mondo. Apri gli occhi, fa un respiro profondo, conta fino a dieci e agisci. Realizzati come uomo, nutri il tuo sapere, circondati di cose che ti fanno ridere, ma anche di quelle che ti toccano un po’ il cuore. Non avere paura di piangere se ti senti triste, nessuno potrà farti del male se non te stesso. Non nascondere quello che sei per piacere agli altri, nulla ti ritornerà in cambio se non il tuo disprezzo verso te stesso. Guarda nei posti giusti, negli angoli nascosti. Bellezza, cuore, malinconia, eroismo, dolore, amore, vita, occhi, destino, stelle, vento, notte…

Che cos’è la fragilità?

La maggior parte delle volte che ci viene posta questa domanda noi non siamo in grado di rispondere.
Siamo in grado di classificare le persone fragili, come quelle sensibili, dolci, deboli; o le cose fragili: un vaso di ceramica, una farfalla blu, un girasole, il vetro, uno specchio..
Ma cos’è la fragilità?
la fragilità è onnipotenza. E’ contraddizione. Fragilità è sensibilità. E’ riscoprire il prossimo tramite il proprio dolore. E’ rivivere con fierezza ciò che ci ha feriti.
Fragilità è consapevolezza. E’ cospirazione. E’ sentire il rumore del vento quando penetra dalla finestra.
E’ captare le gocce di rugiada che fanno da sfondo ad un arcobaleno di emozioni. E’ ricercare il dolore prendendone coscienza. E’ amarezza perduta in un giorno piovoso. E’ il caldo torrido del mezzodì che porta un gelo sul cuore.
E’ la fuliggine dei camini quando l’inverno è alle porte, che un po’ porta malinconia.
E’ la fiducia che si ripone nel prossimo.
La fragilità è cogliere l’essenza del mondo. Le più piccole cose della vita quotidiana, quelle che purtroppo, per meccanismo di abitudine, vengono considerate banali e noiose.

 

ALESSANDRO D’AVENIA- L’ARTE DI ESSERE FRAGILI

Alessandro D’Avenia, nel suo libro, esordisce così:

«Caro lettore, sui mezzi pubblici della città che attraverso colleziono volti e sguardi, perché è lì che scovo i personaggi delle mie storie ed è lì che si annida la felicità di un tempo e di un luogo.»

Gli sguardi, i volti, i tratti fisici, che, come dice l’autore “collezioniamo” nella vita di tutti i giorni, ci permettono di conoscere storie avvincenti o strazianti. Ogni volto nasconde una storia. Un’esperienza. Una realtà parallela che è proprio la realtà psichica, quella inconscia di cui nessuno parla. Nessuno mette a nudo le sue paure. Nessuno ne prende consapevolezza.
Caro lettore, è proprio questa la fragilità. Non esistono persone fragili e non, ognuno di noi lo è.
La vera forza, è riuscire ad essere se stessi senza aver bisogno di conformarsi ad una realtà incentrata esclusivamente su una realizzazione materialistica e superficiale.
Afferma lo scrittore “L’uomo è sempre stato fragile, e lo diventa di più quando dimostra di non esserlo”

 

“L’uomo (e la donna) sono fragili per costituzione: mentre gli animali si specializzano tirando fuori corazze, zanne, artigli e tutto ciò che serve a vivere, l’uomo non si specializza in nulla perché ciò che lo differenzia dagli animali è l’intelligenza riflessiva, cioè la possibilità di conoscere se stesso e il mondo. Mentre gli animali si adattano all’ambiente, l’uomo adatta l’ambiente a sé rimanendo sanamente fragile. É fragile perché resta comunque mortale e, a differenza degli animali, lo sa. Questo però lo rende più esposto alla morte e inerme. Cerca di eluderla tentando di fingersi immortale, cioè ignorandola o cercando di ingannarla con modi e mode sempre nuovi, ma poi sempre provvisori. È la mancata accettazione della morte che rende gli uomini e le donne fragili, perché diete, fitness, chirurgia, oggetti, non ci danno reale controllo sulla vita, ma servono a tacitare la paura di essere soli, di essere provvisori.”

“Guardare oltre la siepe”

C’è una forte correlazione, tra lo scrittore e uno dei poeti più grandi (oserei dire) di tutta l’umanità: Giacomo Leopardi, personaggio illustre del romanticismo italiano. Egli è l’emblema della fragilità umana.
D’avenia, riprendendo Leopardi, mostra come i temi ottocenteschi siano ancora oggi il problema essenziale dell’umanità. Il dubbio esistenziale, l’insicurezza, le incertezze, l’incapacità di esprimere le proprie emozioni, il malessere interiore, sono tutte tematiche Leopardiane purtroppo ancora esistenti, ancorate nel contesto culturale moderno.
Leopardi insegna ad andare oltre il visibile e l’esistente, attraverso l’immaginazione. Ma anche semplicemente a cogliere le piccole cose del mondo, quelle che, oggi, vengono date per scontato.

Le relazioni umane, minimizzate ad un contatto di tipo telematico, ci rendono pezzi di vetro in una realtà di pietra. Viviamo in un’epoca in cui si è titolati a vivere solo se perfetti. Ogni insufficienza, ogni debolezza, ogni fragilità sembra bandita. ma c’è un altro modo per mettersi in salvo, ed è costruire un’altra terra fecondissima, la terra di coloro che sanno essere fragili.

Quindi, caro lettore..

non aver paura di mostrare i lati più inconsapevoli del tuo essere. Cerca il dolore dentro di te. Trovalo. Accettalo. Amalo. Interiorizzalo. Vincilo. Sfida il mondo dietro te in una prova di coraggio. E ricorda che.. “non c’è l’infinito senza la siepe, e non c’è siepe senza infinito. ”

 

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