Caro energia: ripartono le autorizzazioni a nuove trivelle

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Caro energia

Per contrastare il caro energia il governo ha approvato il PiTESAI. Il Piano che dà il via alle autorizzazioni alle nuove trivelle. Per le estrazioni di idrocarburi. E che sospende di fatto la moratoria sui nuovi permessi di ricerca. 

Caro energia: cos’è il PiTESAI?

Il Pitesai sta per Piano per la Transizione energetica sostenibile. E’ una sorta di mappa che dovrebbe delineare i confini delle aree compatibili ad ospitare le attività di estrazione di gas. E di greggio. In modo sostenibile. Il PiTESAI tiene conto di tutte le caratteristiche del territorio. Sociali, industriali, urbanistiche e morfologiche. Con particolare riferimento all’assetto idrogeologico. E, per quanto riguarda le aree marine, considera i possibili effetti sull’ecosistema. Nonché tiene conto dell’analisi delle rotte marittime, della pescosità delle aree e della possibile interferenza sulle coste.

Il via libera alle trivelle

La fame di energia nel mondo è altissima, ed in continuo aumento, assieme alla popolazione. La maggior parte di questa energia viene dal petrolio e gas naturale. O ancora dal carbone. Anche se il mondo civilizzato si è reso conto che questo modello di produzione non è più sostenibile, trovare l’alternativa migliore potrebbe non essere così facile. Le rinnovabili sembrerebbero la soluzione, ma hanno dei problemi di fondo non facilmente risolvibili. Quindi con lo stop alla moratoria delle trivellazioni il governo intende procedere verso un aumento consistente della produzione del gas. Per dipendere meno dalle forniture estere. E per contrastare i forti rincari dei costi energetici per le famiglie e le imprese.

Le aree idonee

Dalla sintesi del Pitesai si apprende che il 42,5% del territorio nazionale è considerato area idonea per le trivelle. Le Regioni interessate sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana (solo due concessioni), e Veneto. Mentre l’area marina interessata è dell’11,5%. La zona ricopre il Canale di Sicilia, lungo le coste dell’Adriatico fra le Marche e l’Abruzzo, quelle di fronte alla Puglia e nel golfo di Taranto. E alcune zone all’altezza di Venezia.


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