Caro Diario: Di Maio si racconta il giorno del suo compleanno

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Caro Diario

Caro Diaro,

sono Luigi di Maio, Vice Presidente del Consiglio, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e dello Sviluppo Economico, Leader del Movimento 5 Stelle, Portavoce del summenzionato Movimento, Parlamentare della Repubblica Italiana. Il mio continuo impegno per il bene del paese non mi consente spesso di trovare del tempo necessario per raccogliermi e dedicarmi a me stesso. Devi sapere che sono uno tra i politici italiani con il maggior numero di presenze nelle aule di Montecitorio e in quelle della facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli.

Oggi ti scrivo perché è il mio compleanno. Inizialmente non potevo crederci. I giornali non ne han parlato e quelli che vi han fatto accenno, in passato avevano spesso diffuso notizie calunniose sul mio conto, così che ho voluto accertarmi della correttezza di quest’informazione prima di condividerla con te. Ancora una volta è stata la rete a decidere. Ho aperto il mio profilo facebook, gestito dal Social Media Manager regalatomi dal mio amico Matteo in occasione del primo Consigli dei Ministri un anno fa. Matteo è una gran brava persona, un amico su cui si può fare affidamento. Pensa che appena ha intuito per tempo che presto il numero dei miei follower sarebbe calato, subito si è offerto di aiutarmi, consigliandomi questo suo amico esperto di internet. Da mezzanotte che continuo a ricevere messaggi d’auguri, dimostrazioni d’affetto e solidarietà, incoraggiamento ad andare avanti con il mio lavoro. Tutti a tessere le mie lodi ed io modestamente a ricordare a tutti che il mio valore è quello di chiunque altro sia iscritto al movimento, valgo uno, come tutti, dove uno sta per “x” valore compreso tra Lino Banfi, eminente rappresentante dell’Italia all’Unesco e l’ultimo operaio che lavora in nero nell’azienda di mio padre.

Sto provando a rispondere a tutti, a ringraziare iscritti e persone che in un modo o nell’altro mi dimostrano la loro stima. Sfortunatamente nelle ultime ore ho avuto molto da fare. Prima un immigrato dell’Est che mi ha chiesto di mandare degli aiuti umanitari al suo paese contro il quale l’Europa dei banchieri tedeschi e francesi ha imposto delle sanzioni. Puto? Puta? Putin…un nome così. Poi un’orda (bella questa parola no? Vuol dire moltitudine armata di forcone) di bifolchi campagnoli che mi han tenuto lì tutta la mattinata a parlarmi di mozzarelle e olio, che a saperlo prima c’avrei mandato la Lezzi. Mi spiace che alcuni dei miei amici non mi abbiano scritto. Ping, ad esempio, il cinese, non si è fatto sentire. Ci son rimasto male. E pensare che quando è venuto gli avevo regalato delle arance avvolte nella seta. Che abbia frainteso? Non avrà pensato che gli abbia dato le arance come le avrei date a Marino anni fa. Forse devo scrivergli due righe.

Sapessi quanto ci si annoia a fare il mio lavoro. Documenti da leggere, documenti da passare a Casalino, documenti di Casalino che mi spiega cosa c’è scritto nei primi documenti che gli ho passato, le risposte da imparare a memoria. Tante risposte. Saranno non meno di sette otto risposte. Mica semplici. Io me le adatto un po’ aggiustando i verbi. Che poi fanno domande sempre diverse, ma io mica posso adattarmi sempre alle circostanze. Quando facevo il paninaro al San Paolo, ad esempio, c’erano salame e provola o tonno e maionese o pomodoro e mozzarella. Se saltava fuori uno a chiedere del tofu e acciughe, mica ero tenuto a prepararglielo.

Bei tempi quelli al San Paolo. Voglio farti una confidenza. Quando mi son candidato per la prima volta col movimento cinque stelle dichiarai di aver lavorato come steward. Non perchè mi vergognassi d’essere un paninaro, ma sai, quando ci si presenta agli elettori bisogna dimostrare delle qualità, dei meriti, infondere in qualche modo fiducia. Uno vale uno è vero, ma uno steward vale più di un paninaro. Innanzitutto scrivere “steward” vuol dire che si conoscono le lingue. In secondo luogo uno steward è generalmente uno che ha viaggiato, che ha visto il mondo, che conosce le culture degli altri popoli ed ha la mente aperta. Inoltre è un ruolo di responsabilità quello dello steward. Mantiene l’ordine, distrae se la partita si mette male. Vigila e dirige.

Inoltre, la mia esperienza al San Paolo mi ha fatto capire molte cose. Mi ha fatto capire che con le squadre del nord non si può competere e soprattutto che l’Europa da anni oramai, che si tratti di Europa League o Champions, nutre una profonda ostilità nei confronti dell’Italia tanto da tenerci lontani dagli obiettivi a cui il nostro paese ha, come squadra, diciamo così, diritto ad ambire.

Scusami se sto diventando emotivo. Considerato il ruolo che ricopro devo essere sempre impettito e rigoroso, ma a volte, non posso impedirmi di farmi trasportare dalle emozioni e allora è tutto un orgoglio nazionale ed una profonda nostalgia. L’orgoglio di essere italiano mi viene da mio padre, come anche delle quote rilevanti dell’azienda con i capannoni abusivi. Ricordo che è stato lui che mi ha avvicinato alla politica, una politica che non stesse dalla parte dei più forti, ma impegnata a difendere le minoranze politiche, da sempre oltraggiate ed offese dai partiti della prima repubblica. La missione del missino, mi diceva il mio caro babbo, non è quella di chi cerchi clientele o favori di alcun tipo. È da lui che ho imparato che non esistono differenze tra destra e sinistra ed io non ho mai avuto ragione di dubitare dell’onestà di un uomo come mio padre. Un politico si giudica sulla base dei valori che ne ispirano l’operato. Io spesso, per timidezza, non riesco ad essere determinato come lui nel portare avanti certe battaglie, ma l’incontro con Matteo sento che mi sta rendendo ogni giorno più forte e migliore. Con mia madre, insegnante di italiano e latino, il rapporto è stato spesso più difficile. Non riuscivamo a comunicare. Tutto quel rigore, quelle regole grammaticali, quel lessico corretto. Non faceva per me. Tutto qui? Dove c’hanno portato? Il popolo certe cose non le capisce. I bonus cultura, i finanziamenti alla scuola e all’università, l’esame di storia, come possono migliorare la vita di un operaio dell’Ilva?

Adesso devo scappare. Devo correre a migliorare la vita degli italiani, uccidere tutti i simboli di povertà che, diciamolo, rattristano. Ci sono ancora delle correzioni da fare alla proposta di legge per il miglioramento del reddito di cittadinanza, perché voglio confessartelo: io desidero che le famiglie italiane non tirino la cinghia per arrivare a fine mese, voglio che abbiano il frigo pieno e possano concedersi anche delle distrazioni ogni tanto, non saprei, ad esempio, andare allo stadio ogni tanto. Lavoro quotidianamente 16 ore al giorno, mi confronto con le varie categorie sociali e soprattutto con la nostra base che non abbandono mai. Incontro spesso Peppiniello, Calogero, Assuntina, ascolto le loro richieste, le loro opinioni. Quello che pensano loro è quello che penso io e se necessario anche il contrario. Voglio essere come loro, non avere privilegi, niente auto blu, niente voli di Stato. Voglio che ci si possa incontrare al San Paolo, ma anche nelle trasferte e sapere che se un giorno gli venisse voglia di prendere non uno ma due panini, magari con l’aggiunta di sottaceti, possano permetterselo senza star lì a pensare a come arriveranno a fine mese o se riusciranno poi a mandare loro figlio all’università. Voglio essere un modello per i loro bambini, un esempio e per incoraggiarli mi impegnerò presto ad abolire scuola dell’obbligo ed università (anche perché per come butta con i conti pubblici probabilmente dovremmo farlo comunque).

La loro felicità sarà per me la mia più grande ricompensa. Oltre alla possibilità, ovviamente, di diventare il più grande paninaro di tutti i tempi del San Paolo, non appena avrò terminato quest’esperienza lavorativa a cui il mio navigator Casaleggio mi ha avviato tempo fa. Il mio nome sarà conosciuto in tutto il mondo. Ti confido un segreto: io voglio che gli italiani siano orgogliosi di me, che apprezzino la mia idea di rivoluzionare il modo di fare impresa in Italia e nel mondo. MacDonald ha colonizzato il mondo? Buon per lui. Io farò dello stadio di Napoli il più grande fast food restaurant del mondo…e sarà solo mio.

Ora devo andare davvero. A Lampedusa quelli della Alex Mediterranea hanno organizzato uno show con artisti venuti da tutte le parti dell’Africa in mio onore, ma io non posso farmi distrarre da queste facezie. Se si vuole raggiungere un obiettivo, se si vuol realizzare un sogno, queste cialtronerie devono essere trascurate. Andrei volentieri dai miei per festeggiare con loro, ma ho già promesso ai miei ispettori del lavoro che vorrebbero stessi con loro, mentre mio padre mi ha categoricamente vietato di portargli degli estranei in casa.

Ora ti saluto. Ciao.

Luigi Di Maio.

P.S. Ho 33 anni. Questo dice Facebook. Oggi è anche il compleanno di 50 Cent, Mille Lire in italiano. Sono un ometto, come Gesù e come per Gesù è tempo che la mia voce si diffonda per il mondo. Devo essere ancora più serio di quanto già non sia, ma voglio confessarti che mi mancano tanto le favolette di zio Beppe, che mi raccontava sempre di quei cattivoni del gruppo Bildenberg che con gli aerei di Renzi e del PD spargevano in aria scie chimiche per attivare i microchip sottocutanei che trasformavano tutti i bambini vaccinati in Down e tutte le bambine in sirene. Era davvero un bel mondo quello lì, bastava dire no a tutto e tutto andava bene.

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Sono Vittorio Musca, ho 39, sono originario di Torchiarolo, in provincia di Brindisi e vivo a Bologna anche se negli ultimi anni per studio o lavoro ho vissuto in Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca e Germania. Ho conseguito due lauree. La prima in Scienze Politiche e la seconda in Lettere. Parlo inglese, italiano, spagnolo, tedesco e polacco. Mi piace leggere, prevalentemente classici della letteratura e della filosofia o libri di argomento storico, suono il clarinetto e provo, da autodidatta ad imparare a suonare il piano. Mi piacciono il cinema ed il teatro (seguo due laboratori a Bologna). Ho pubblicato un libro di poesie, "La vergogna dei muscoli, il cuore" e ho nel cassetto un paio di testi teatrali e le bozze di altri progetti letterari. Amo viaggiare e dopo aver esplorato quasi tutta l'Europa vorrei presto partire per l'Africa ed il Sud Est asiatico, non appena sarà concluso l'anno scolastico, essendo al momento impegnato come insegnante. I miei interessi sono vari (dalla letteratura alla politica, dalla società al cinema, dalla scuola all'economia. e spero di riuscire a dedicarmi a ciascuno di essi durante la mia collaborazione con peridicodaily.