Carneficina in Mali: 95 morti in un attacco etnico nel centro del paese

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In un villaggio della zona centrale del Mali, un gruppo armato ha ucciso almeno 95 persone

E’ una vera e propria carneficina quella che nella notte tra domenica e lunedì è avvenuta nel villaggio di Sobane, nel centro del Mali. Secondo le testimonianze, un gruppo di uomini armati avrebbe messo a ferro e fuoco il villaggio abitato da cittadini di etnia Dogon e avrebbe ucciso circa 95 persone, la maggior parte bruciate vive in seguito agli incendi delle abitazioni. L’agenzia di stampa Agi riporta le parole di un funzionario comunale locale che ha confermato la cifra provvisoria di 95 vittime e ha spiegato che le autorità sono alla ricerca di altri cadaveri, in quanto nel villaggio, che contava circa 300 abitanti, dopo l’attacco hanno risposto all’appello solo 50 persone, facendo temere che il numero delle vittime potrebbero salire nelle prossime ore.

Il Mali si trova nell’Africa occidentale

Il villaggio di Sobane-Kou si trova nella parte centrale del Mali, vicino alla città di Sangha ed è abitato da popolazioni di etnia Dogon, la maggior parte dei quali pratica la caccia e che sono eterni rivali dei Fulani, popolo semi nomade presente in gran parte dell’Africa occidentale, dedito alla pastorizia e al commercio di bestiame.

Gli scontri etnici in Mali

Il Mali ormai da anni è teatro di violenze, che si sono acutizzate a partire dal 2012, anno in cui nel paese ha avuto luogo un colpo di stato che ha provocato una guerra civile, le cui conseguenze avvengono ancora oggi. La difficile situazione politica che si è concretizzata in seguito al golpe di sette anni fa, ha portato ad un aumento degli attacchi, sia di matrice terroristica, perpetrati da organizzazioni Jihadiste che spesso si spostano anche nel vicino Burkina Faso per compiere attentati presso luoghi di culto cristiani, sia di matrice etnica. Nel Mali convivono popolazioni di etnie molto differenti, sia dal punto di vista culturale che religioso. In un paese che conta circa sedici milioni di abitanti convivono almeno sette diversi gruppi etnici, tra i quali i Dogon, che sono animisti e i Fulani, che essendo semi nomadi sono presenti anche in altri paesi, tra i quali la Nigeria e praticano la religione islamica.

Un villaggio Dogon in Mali

Gli storici scontri tra Godon e Fulani sono aumentati notevolmente dopo il colpo di stato del 2012, a causa della perdita di controllo del governo su molte zone del paese, che ha portato ad un aumento della disponibilità di armi e il successivo concretizzarsi di violenze e attacchi verso le popolazioni.

Fonti governative locali tendono ad escludere la matrice terroristica dell’attacco di domenica notte, propendendo per la pista dei conflitti etnici. L’attacco al villaggio di Sobane infatti potrebbe essere avvenuto come rappresaglia da parte dei Fulani per un attacco subito quasi tre mesi fa. Il 23 marzo scorso infatti, un gruppo di etnia Godon aveva attaccato il villaggio fulani di Ogossagou, nella zona di Bandiagara,vicino al confine con il Burkina Faso, provocando l’incendio e la distruzione degli edifici e la morte di 160 persone.

L’acuirsi degli scontri etnici, che nella maggior parte dei casi sono dovuti alla lotta per l’accaparramento di terreni, hanno portato le organizzazioni Jihadiste a sfruttare le rivalità etniche per reclutare nuovi miliziani ed estendere la loro influenza su nuovi territori.

Terroristi islamici nel nord del Mali

L’intervento militare contro il terrorismo islamico

La difficoltà del governo di Bamako di combattere i gruppi Jihadisti nel nord del paese, ha portato, nel 2013, il presidente maliano Dioncounda Traoré a chiedere un intervento militare della Francia in collaborazione con l‘Ecowas, forza multinazionale Africana. L’operazione Serval, compiuta sotto l’egida dell’Onu e che nei giorni seguenti ha avuto il supporto logistico di altri paesi tra i quali Italia, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti, ha portato alla riconquista di alcuni territori che erano caduti in mano degli estremisti islamici e all’uccisione di alcuni importanti leader terroristici. Terminata l’operazione Serval, dal 2014 nel paese sono presenti contingenti militari che operano nel paese per sconfiggere le organizzazioni jihadiste presenti nel Sahel, zona molto ampia e crocevia di importanti traffici.

I conflitti etnici in Mali, che sono aumentati nell’ultimo periodo, rischiano di peggiorare la situazione in un paese caratterizzato da una storica instabilità dove hanno base molte organizzazioni terroristiche che sfruttano le difficoltà e i dissidi interni per sferrare nuovi attacchi e conquistare nuovi territori.

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