Carlo Alberto Dalla Chiesa, cento anni fa nasceva il generale simbolo della lotta alla mafia

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Carlo Alberto Dalla Chiesa
Carlo Alberto Dalla Chiesa

Carlo Alberto Dalla Chiesa è uno dei simboli della lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Il generale dell’Arma dei Carabinieri, ucciso dalla mafia nel tragico attentato di Via Carini, a Palermo, compirebbe oggi cento anni.

Ricorre oggi, 27 settembre 2020, il centenario della nascita di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il generale nasceva, infatti, il 27 settembre 1920, a Saluzzo in Piemonte. Il padre, Romano Dalla Chiesa, carabiniere anche lui, prestava servizio nella cittadina piemontese, quando nacque Carlo Alberto.

Un impegno onorato sino all’ultimo giorno quello da lui profuso, senza mai tirarsi indietro dinnanzi al pericolo ed alla paura. Non soltanto contro la mafia, ma anche contro il banditismo e le Brigate Rosse.

Perde la vita, insieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro, il 3 settembre 1982. Stroncato, nel corso del suo mandato come prefetto di Palermo, per via della sua forte determinazione nello sgominare il fenomeno mafioso.

Certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei nostri figli“.

Saluzzo conferisce la cittadinanza onoraria all’Arma dei Carabinieri

In occasione del centenario della nascita di Carlo Alberto Dalla Chiesa la città di Saluzzo, dove il generale è nato, organizza un evento che si protrae per quattro giorni.

Per inaugurare l’evento che celebra il centenario, Saluzzo conferisce la cittadinanza onoraria all’Arma dei Carabinieri. Il 24 settembre si è svolta la cerimonia di conferimento, con queste parole “La Città di Saluzzo conferisce la cittadinanza onoraria all’Arma dei Carabinieri che rappresenta lo Stato sul territorio ed è garante della vigilanza, del rispetto delle regole e della sicurezza in una società che cambia continuamente“.

Il 25 settembre, invece, nella ex caserma Musso è stata inaugurata una mostra interamente dedicata al generale Dalla Chiesa. Improntata sul suo esempio di uomo fedele alle istituzioni, al servizio dello Stato. Un uomo che ha sacrificato la sua vita per un ideale di giustizia, perché credeva nella giustizia dello Stato. Una collezione di medaglie, francobolli e monete. Ieri, 26 settembre si è tenuto il concerto della fanfara del terzo reggimento Carabinieri Lombardia.

Infine, oggi domenica 27 settembre, in piazza Garibaldi si terrà la commemorazione del centenario. Si inaugurerà un monumento dedicato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Alla cerimonia presenzieranno il ministro della difesa Lorenzo Guerini, il generale di corpo d’armata Giovanni Nistri ed anche il presidente della regione, Alberto Cirio.

Intervista di Carlo Alberto Dalla Chiesa a Giorgio Bocca

L’ultima intervista del generale Dalla Chiesa è quella concessa al giornalista Giorgio Bocca.

Giorgio Bocca intervista un generale Dalla Chiesa amareggiato, che parla a cuore aperto della sua idea della lotta tra Stato e Mafia. Descrive, usando parole amare, la situazione nella quale si ritrova a destreggiarsi, sentendo vacillare la solidità di un fronte comune unito contro il male mafioso.

Da oggi la zona sarà presidiata, manu militari. Non spero certo di catturare gli assassini ad un posto di blocco, ma la presenza dello Stato deve essere visibile, l’arroganza mafiosa deve cessare“.

Alla domanda posta da Bocca: “Che arroganza generale?
Dalla Chiesa risponde: “A un giornalista devo dirlo? uccidono in pieno giorno, trasportano i cadaveri, li mutilano, ce li posano fra questura e Regione, li bruciano alle tre del pomeriggio in una strada centrale di Palermo“.

Bocca: “Generale, noi ci siamo conosciuti qui negli anni di Corleone e di Liggio, lei è stato qui fra il ’66 e il ’73 in funzione antimafia, il giovane ufficiale nordista de “Il giorno della civetta”. Che cosa ha capito allora della Mafia e che cosa capisce oggi, 1982?


Dalla Chiesa
: “Allora ho capito una cosa, soprattutto: che l’istituto del soggiorno obbligatorio era un boomerang, qualcosa superato dalla rivoluzione tecnologica, dalle informazioni, dai trasporti. Ricordo che i miei corleonesi, i Liggio, i Collura, i Criscione si sono tutti ritrovati stranamente a Venaria Reale, alle porte di Torino, a brevissima distanza da Liggio con il quale erano stati da me denunziati a Corleone per più omicidi nel 1949. Chiedevo notizie sul loro conto e mi veniva risposto: ” Brave persone”. Non disturbano. Firmano regolarmente. Nessuno si era accorto che in giornata magari erano venuti qui a Palermo o che tenevano ufficio a Milano o, chi sa, erano stati a Londra o a Parigi“.

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