24 ottobre 1917 la disfatta di Caporetto

"Morire, non ripiegare.“ Generale Luigi Cadorna

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Una data difficile da dimenticare

La data del 24 ottobre 1917 segna nella memoria storica dell’esercito italiano la madre di tutte le sconfitte, l’evento di Caporetto assume nella lingua nazionale un ruolo di sinonimo come “disastro” e “pesante sconfitta”.

I risultati della sconfitta


Caporetto produce una fase drammatica del primo conflitto mondiale che vede prevalere temporaneamente le truppe austro-ungariche sulle potenze alleate (Francia, Gran Bretagna, Impero russo e Regno d’Italia). La valle dell’Isonzo, al confine con la Slovenia è il luogo dove si svolge il massacro, teatro delle maggiori operazioni belliche dell’esercito, ancora guidato dal comandante Luigi Cadorna.

L’assalto a Caporetto

Undici sono gli scontri in quella stessa area, alle due di notte di quel 24 ottobre, gli Austro-ungarici tentarono l’assalto al bunker di Caporetto. Con una strategia astuta distraggono gli avversari con l’artiglieria pesante, sfondando a nord e a sud della linea difensiva italiana, piombando su Caporetto alle tre del pomeriggio di quello stesso giorno.

All’alba di quel giorno Luigi Cadorna, nella sede del comando supremo di Udine, venne informato del pesante bombardamento sulla linea Plezzo-Tolmino. Fedele alle sue convinzioni, il generale non prese in considerazione l’informazione credendola una falsità per distogliere l’attenzione dal fronte sul Carso.

Emilio Gadda ed il suo taccuino

Contemporaneamente sul monte Krasij, a nord di Caporetto, c’era una terza linea difensiva che consisteva in diversi battaglioni alpini, incluso quello comandato dall’ interventista volontario Carlo Emilio Gadda, il quale lascerà a ricordo di quei momenti “Taccuino di Caporetto, diario di guerra e prigionia”, pubblicato solo nel 1955 e che non può considerarsi un’opera organica ma una raccolta di note e appunti scritti a mo’ di diario, un’opera che ha un alto valore documentario in quanto è una testimonianza viva e reale del sentire di Gadda e di molte riflessioni  che, in seguito, saranno sviluppate sul piano letterario nelle opere della maturità.

Emilio Gadda al fronte

Un ritardo decisivo

Anche Gadda, insieme ai suoi uomini, si sveglia alle due del mattino dai massicci bombardamenti che continuarono fino all’alba. Tuttavia, poiché non erano attaccati e non avevano ricevuto alcun ordine, rimasero nelle loro posizioni, isolati e completamente circondati dalla nebbia. Verso mezzogiorno videro alcuni soldati italiani seguiti da truppe austro-tedesche e alle 15.00 udirono esplosioni sui ponti sull’Isonzo. Ci si resero subito conto dell’attacco del nemico.

I primi ordini arrivarono dopo ventiquattro ore quando il Comando Supremo fu informato che Caporetto era caduto e che le truppe austro-tedesche erano avanzate a Saga e sul Kolovrat. In pochi minuti ci si rese conto che la situazione era davvero molto disperata: migliaia di soldati italiani stavano cercando di attraversare il fiume (senza ponti) mentre le truppe tedesche li stavano seguendo su entrambe le sponde.

Generale alfred Krauss

Molti di loro hanno deciso di deporre le armi, arrendersi ed essere catturati dagli uomini guidati dal generale Krauss, che nel dopoguerra fu presidente dell’Associazione nazionale degli ufficiali con sede a Vienna , deputato del Partito Nazista e membro delle “ camicie brune”, ovvero il primo gruppo paramilitare nazista.

Un bilancio catastrofico

Il bilancio finale fu catastrofico per gli Italiani: 11mila morti, 30mila feriti e circa 300mila prigionieri. Numeri che spinsero il presidente del Consiglio dei Ministri, Vittorio Emanuele Orlando, a rimuovere Cadorna dall’incarico e a sostituirlo con il generale napoletano Armando Diaz. Fu quest’ultimo a guidare la storica resistenza lungo la linea del Piave e le altre vittoriose battaglie della Grande Guerra.

Il ruolo delle donne durante il conflitto

Donne che sostituiscono gli uomini nei campi durante la Grande Guerra

La disfatta di Caporetto certificò ancora una volta come in quegli anni fosse emersa una nuova figura all’interno della società italiana: la donna. Già prima dell’ottobre 1917 le donne avevano assunto in diversi casi il ruolo di capo-famiglia data l’assenza dei mariti o dei padri impegnati nell’esercito, sia nel caso dello spostamento in altre regioni italiane, sia nel caso della permanenza nei territori occupati, affrontarono problematiche difficilissime, venendo malamente etichettate dai connazionali nel primo caso, oppure dovettero subire tutti i tipi di violenza da parte degli invasori nel secondo

Le gravi conseguenze

Le gravi perdite costrinsero il Comando Supremo a schierare da subito la famigerata “classe del ’99”, i ragazzi nati nel 1899 (e perciò appena maggiorenni). Il bilancio finale fu catastrofico per gli Italiani: 11mila morti, 30mila feriti e circa 300mila prigionieri. I giovanissimi, combatteranno lungo il Piave isolati dai reparti sopravvissuti a Caporetto:per non risentire del basso umore che regnava nelle file dell’esercito.

Le giovani reclute del 1899

Il cambio del Comando Supremo

Anche a livello politico le cose cambiarono nettamente rispetto al passato. Il Primo Ministro Vittorio Emanuele Orlando convinto dopo un colloquio con i rappresentanti militari di Francia e Inghilterra a sostituire i vertici del Comando Supremo. Nella riunione tenutasi a Rapallo il 6 novembre 1917 Luigi Cadorna venne licenziato. I numeri dei caduti spinse il presidente del Consiglio dei Ministri a sostituirlo con il giovane generale napoletano Armando Diaz. Fu quest’ultimo a guidare la storica resistenza lungo la linea del Piave e le altre vittoriose battaglie della Grande Guerra. Ci sarebbe voluto esattamente un anno prima che l’Italia ritrovi lo spirito d’offensiva e costringesse il nemico all’armistizio, dopo la clamorosa “rivincita” di Vittorio Veneto.

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