Caos in Russia dopo la mobilitazione annunciata da Putin

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Caos in Russia dopo la mobilitazione annunciata da Putin

È scoppiato il caos in Russia dopo l’annuncio di mobilitazione del presidente Vladimir Putin e la paura di una possibile chiusura dei confini. Numerosi uomini in età da coscrizione stanno cercando di fuggire dal Paese. Intanto, in Russia prosegue il pugno di ferro contro coloro che protestano contro la guerra.

Caos in Russia: cosa sta succedendo?

Dopo l’annuncio del presidente Vladimir Putin è caos in Russia. Decine di migliaia di uomini in età da coscrizione stanno cercando di fuggire dal Paese per evitare di essere arruolati nell’esercito russo. Alcuni cittadini hanno raccontato al The Moscow Times del loro viaggio disperato attraverso la Russia centrale e meridionale. Raccontano di aver percorso 2mila chilometri evitando i posti di blocco della polizia e aspettando in un’enorme fila di auto al confine.  “È caos totale”, ha detto un uomo, che ha affermato di aver fatto 34 ore di fila al confine. “Non ci sono distributori di benzina. Il bagno più vicino si trova due chilometri dal confine. Abbiamo dovuto difendere il nostro posto in linea. Sembrava una battaglia”, ha aggiunto. Il Times racconta anche che alcune persone hanno persino attraversato il confine con la Georgia su scooter e biciclette per evitare la folla e gli ingorghi.  

I russi cercano anche di fuggire con l’aereo e in treno. I voli diretti dalle principali città russe verso paesi che non richiedono un visto per i russi sono esauriti, con biglietti che hanno raggiunto prezzi elevati. Un volo da Mosca alla capitale dell’Azerbaigian Baku è arrivato a costare circa 11mila dollari durante il fine settimana.

Con il passare dei giorni cresce anche la paura che il governo russo potrebbe chiudere i confini alle persone che possono essere chiamate nell’esercito. Questo ha ampliato ulteriormente l’esodo di massa dei cittadini russi verso Georgia, Kazakistan e Mongolia. Il Cremlino ha però affermato di non aver preso ancora alcuna decisione sulla chiusura dei confini per fermare l’esodo di uomini in fuga dal Paese.  

Continua il pugno di ferro contro coloro che protestano contro la guerra

Intanto, in Russia prosegue anche la repressione del dissenso contro la guerra. Secondo quanto riferito, un attivista anti-mobilitazione è stato ricoverato in un ospedale a Mosca dopo che i suoi collaboratori hanno accusato le autorità di averlo violentato.  Secondo il racconto di testimoni oculari al sito di notizie indipendente Novaya Gazeta Europe, la polizia ha fatto irruzione nella casa di Artyom Kamardin e di altri attivisti contro la guerra che sono stati filmati mentre leggevano poesie critiche nei confronti dell’esercito russo in piazza Mayakovsky domenica.  I testimoni affermano che gli ufficiali “hanno picchiato molto duramente Kamardin e gli hanno infilato un manubrio nell’ano“.

 Secondo quanto riferito dal canale Telegram Sota, anche Alexandra Popova, un’altra attivista contro la guerra che è stata detenuta insieme a Kamardin, è stata picchiata e minacciata di stupro. Sota riferisce anche che anche l’attivista contro la guerra Daria Ivanova è stata “strangolata, presa a calci, presa a pugni, afferrata per i capelli e picchiata dagli agenti nel suo appartamento di Mosca”. Ivanova, come tutti gli altri attivisti, è stata successivamente accusata di “aver screditato le forze armate russe” e gli è stato ordinato di comparire per essere interrogata.


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