Cannabis terapeutica: la New Zealand Medical Association, diventa neutrale a pochi giorni dal voto

I sostenitori del "no" in leggero vantaggio

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Cannabis terapeutica

Cannabis terapeutica: la New Zealand Medical Association cambia la sua posizione circa l’opportunità di legalizzare l’uso di questo farmaco. Tra qualche giorno gli elettori decideranno, tra le altre votazioni anche per un referendum. Approvare o meno la legge sulla legalizzazione della cannabis, ad uso terapeutico. A pochi giorni dal voto l’associazione diventa, quindi neutrale. Inizialmente sosteneva la campagna del No al referendum, che vede la Nuova Zelanda divisa sull’approvazione di questa sostanza. Il voto si svolge parallelamente ad un altro simile, quello sull’eutanasia.

Cannabis terapeutica: il disappunto dei medici

Nell’ultima settimana infatti, i medici si sono ribellati a questa confusione di intenti. L’associazione non ha richiesto un parere professionale e quindi stava basando il suo sostegno su prove e consigli obsoleti del 2012. Già nel 2017, più di 1,15 milioni di persone hanno espresso un voto anticipato per cambiare la legge. A favore della legalizzazione ci sono state diverse iniziative. Tra queste una campagna di poster con 60 persone che esprimono sostegno. Una di queste è l’ex primo ministro neozelandese Helen Clark.


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I sostenitori del “no” in leggero vantaggio

La campagna del No, che mira a mantenere lo status quo, ha un leggero vantaggio nei sondaggi. La scorsa settimana la dott.ssa Kate Baddock, presidente del consiglio di amministrazione NZMA, ha spiegato il suo sostegno al voto contrario. “La nostra posizione sulla cannabis ha riguardato i danni”, ha detto il dott. Baddock. Dopo le dimissioni di un medico, e le lamentele generali degli altri professionisti, però, arriva la mossa a sorpresa. Infatti, a soli tre giorni dalle elezioni generali di sabato, l’associazione diventa neutrale. “La NZMA non avrà alcuna posizione riguardo al referendum stesso”, si legge nella lettera. “Siamo veramente dispiaciuti se qualcuno ritiene che la NZMA non abbia dato loro la possibilità di esprimere la propria opinione.

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