Canapa in Italia: il potenziale economico sprecato

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L’ultima legge di bilancio, n.178 del 30 dicembre 2020, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha istituito un fondo per la tutela e il rilancio delle filiere apistica (api e miele), brassicola (birra), della canapa e della frutta a guscio, con una dotazione di 10 milioni di euro per l’anno 2021. Lo sfruttamento della canapa potrebbe aiutare diversi settori: tessile, cosmetica, alimentare, bio-edilizia, combustibile, bio-plastiche, bio-carburanti, bio-edilizia, carta e soprattutto quello farmaceutico.

La canapa è un settore redditizio?

Secondo le stime del MEF si. Il settore della cannabis light da queste stime potrebbe portare nelle casse dello Stato, sotto forma di introiti fiscali, 950 milioni di euro all’anno. La necessaria regolamentazione avrebbe un enorme impatto sia in termini economici che nella creazione di nuovi posti di lavoro, con assunzioni dirette e indotto fiscale. Nella legge di bilancio del 30 dicembre 2020, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha istituito un fondo di 10 milioni di euro per la tutela e il rilancio della canapa per l’anno 2021. La crescita di questo mercato strategico sarebbe molto importante, considerata la disoccupazione giovanile a livelli record oltre che il possibile rilancio delle terreni abbandonati su tutto il territorio italiano.


La Cannabis è un’opportunità per ltalia?


Qual’è il problema allo sfruttamento lecito della cannabis light?

La cannabis light (CBD) è già un settore attivo, ma ancora poco sfruttato a causa della povertà legislativa italiana. Infatti, vi è sì una regolamentazione dedicata riguardo l’uso industriale della canapa, ma questa pecca di chiarezza. In particolare, la incomprensibilità della legge concerne l’uso del fiore di canapa. Difatti l’Italia non cita le infiorescenze tra le parti utilizzabili, pur non proibendole esplicitamente nelle norme. Nei fiori di canapa risiede la maggior parte di THC. Ossia il principio attivo della canapa che per legge deve essere inferiore allo 0,2%. Tale doppia lettura della legge ha creato un rilevante margine di ambiguità tra gli usi leciti e quelli illeciti della pianta. La legge 242, infatti, dichiara che le varietà ammesse nel Catalogo comune non rientrano nell’ambito di applicazione del Testo Unico Stupefacenti. Quindi si dovrebbe dedurre che si può coltivare, trasformare e commercializzare qualsiasi parte della pianta. Senza perciò incorrere nei reati penali previsti dal Testo Unico Stupefacenti.

La lotta della associazioni alla normalizzazione legislativa

Le associazioni di categoria si battono da anni con le istituzioni per eliminare queste ambiguità. Per consentire l’impiego di tutte le parti della pianta di canapa per gli usi previsti dalla legge basterebbero minime modifiche alle attuali leggi. Se queste modifiche fossero accolte, tutte le parti della pianta di canapa (fiori, foglie e resine) con THC inferiore allo 0,2%, potrebbero essere utilizzate in ambito industriale senza minacce penali e nel rispetto delle normative dei settori di impiego. La penuria normativa fa sì che non ci siano norme precise che valgono per tutti. Di conseguenza, la responsabilità passa caso per caso ai Tribunali che devono decidere se i vari sequestri che avvengono in giro per l’Italia siano giusti o sbagliati, in base alla pericolosità e all’efficacia drogante dei prodotti commerciati.


Cannabis e Onu


L’incoerenza tutta italiana sulla canapa

Se in Italia manca una norma regolativa adeguata, non possiamo far altro che appoggiarci agli organi internazionali. L’ONU ha sentenziato, il 2 dicembre 2002, che la Cannabis light ha proprietà terapeutiche. Perciò non può essere inserita tra le sostanze dannose riconoscendone, così, ufficialmente le qualità mediche della pianta. Tra i 27 Paesi che hanno votato a favore alla sua rimozione dalla tabella delle sostanze illegali c’è anche, incredibilmente, l’Italia. I beneficiari di questa inversione a livello mondiale sarebbe innanzitutto la ricerca scientifica e dunque anche i pazienti che necessitano di cannabis terapeutica. Tra i giovamenti riconosciuti alla pianta ci sono quelli nella cura della sclerosi multipla, del morbo di Parkinson, del cancro, dell’epilessia e del dolore cronico.

Il momento è adesso

Le stime del Ministero e le sentenze internazionali suggeriscono all’Italia che è arrivato il momento di sfruttare tutto il potenziale di questo mercato. Combattendo dapprima il pregiudizio culturale riguardo la coltivazione di cannabis e regolamentare adeguatamente l’intero mercato già attivo. L’Associazione Luca Coscioni ha già presentato una proposta di legge per la regolamentazione della produzione, del consumo e del commercio della cannabis e suoi derivati in Corte di Cassazione il 18 marzo 2016. Sarebbe ora per lo Stato italiano di adeguarsi al futuro.

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