Campo profughi di Lipa: i primi casi di scabbia

Ecco cosa sta succedendo a Lipa. Migliaia di volontari stanno tentando l'impossibile viste le condizioni attuali.

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Campo profughi di Lipa

La situazione nel campo profughi di Lipa è critica: sono aumentati i casi di violenza e si sta diffondendo la scabbia. Ne parla Silvia Maraone davanti alle telecamere di Open.

Campo profughi di Lipa: com’è la situazione?


La rotta balcanica: centinaia di minori intrappolati


Dopo l’incendio al campo di Lipa, avvenuto lo scorso 23 dicembre, i volontari e gli operatori stanno continuando a montare tendoni di fortuna e, negli ultimi giorni, tensostrutture. Questo non basta però a difendere i migranti dal freddo e dalle malattie.

Chi è Silvia Maraone?

Silvia Maraone è esperta di Balcani e migrazioni nella regione. Da quattro anni è sulla rotta balcanica, tra Serbia e Bosnia, a lavorare come cooperatrice per l’Ong Ipsia-Acli. Coordina i progetti a tutela dei rifugiati e richiedenti asilo in Bosnia Erzegovina e Serbia. Si occupa di cooperazione internazionale, animazione giovanile e volontariato internazionale. Durante la sua permanenza in quelle zone ne ha viste tante, tantissime, ma quest’anno la situazione nei campi profughi è particolarmente dura. L’inverno rigido e le nevi fino a febbraio stanno mettendo a dura prova la resistenza dei migranti bloccati ai confini d’Europa, nell’altipiano bosniaco battuto incessantemente dai venti.

I respingimenti

Come riportato nelle testimonianze dei volontari, dei giornalisti sul posto e dei migranti stessi, le difficoltà non iniziano nei campi dei Paesi di transito. Durante tutto il percorso verso l’Europa, i profughi in fuga devono fare i conti con le violenze delle forze dell’ordine ai confini. E spesso ciò accade anche con il benestare di Frontex, l’autorità europea incaricata di sorvegliare quanto accade ai confini dell’Ue. A far più paura è la polizia croata, che non risparmia nessuno, nemmeno i minori non accompagnati.

Le condizioni igienico-sanitarie nel campo di Lipa

“Lipa è un disastro e lo resterà finché le istituzioni non faranno qualcosa”, racconta Silvia. “Ma si tratta solo della punta dell’iceberg di una crisi che va avanti da anni, legata a un modello di accoglienza sbagliato. La situazione sta peggiorando su tutta la rotta”. Con il Covid sono aumentate sia le tensioni con la popolazione locale, che da diversi anni convive con la presenza dei rifugiati ai margini delle città, sia le difficoltà nell’organizzare gli aiuti. “Ci sono picchi di violenza che non avevamo mai visto”, aggiunge poi Silvia. “I migranti sono bloccati ai confini contro la loro volontà e aumentano le risse e gli accoltellamenti”.
I campi profughi sono in quarantena e, con la scusa del rischio assembramenti, è stata limitata al massimo la solidarietà nei confronti dei migranti da parte delle autorità locali.

I casi di scabbia

In un contesto già estremamente difficile, a minare la tenuta psicologica e fisica dei migranti bloccati nei paesi di transito sono anche le condizioni igienico-sanitarie. Oltre alle preoccupazioni legate al Coronavirus, si sta registrando un’impennata di casi di scabbia e malattie dermatologiche trasmissibili. Come riportato da Silvia Maraone, quasi il 50% della popolazione del campo di Lipa ha la scabbia. A fronte di quest’epidemia interna, una delle tende allestite dovrà essere ora impiegata per l’isolamento dei malati.

Vincere il Game

Nella fuga verso l’Europa si addentrano famiglie, donne, minori non accompagnati, uomini adulti. Tutti provano disperatamente a vincere il cosiddetto Game, il gioco della vita e della morte nella speranza di una possibile salvezza. “I migranti tentano il tutto e per tutto per attraversare i confini”, spiega Silvia. “Saltano sui camion, sui furgoni, sui treni. Quando partono lo sanno: o la va o la spacca”.
Nella maggior parte dei casi la situazione non volge assolutamente per il meglio. Si muore a causa delle violenze o a causa dei percorsi che devono intraprendere. Eppure, le persone continuano a provarci, perché tornare indietro è impossibile.