Camminare è un passatempo glorioso e primordiale: perchè?

0
652
Camminare è un passatempo glorioso

Natale è spesso sinonimo di cibi deliziosi e, quasi sempre, di golose abbuffate. Di ore trascorse al chiuso. Il richiamo del divano, e il tempo infinito sullo schermo, la nostra seconda stagione festiva trascorsa all’ombra del Covid sta portando queste cose ai loro estremi. Il mondo si è rimpicciolito. Le nostre vite sono piene di amici e parenti prudenti. Viaggi cancellati e l’imperativo di restare dove siamo. Il freddo e il buio completano il quadro. Perciò ancora una volta, questa, minaccia di essere una stagione di isolamento. Quindi si potrebbe affermare che camminare è un passatempo glorioso e primordiale. In quanto è uno dei pochi mezzi per rimanere in contatto con un mondo al di là delle quattro mura.

Perchè camminare è un passatempo glorioso e primordiale?

Per fuggire da questa impasse molti di noi andranno a fare passeggiate. Camminare che sia in città, in riva al mare o su qualche sentiero montano, è probabilmente l’attività che meglio connota l’essere umano. Spesso è un espediente per riprendere contatto con se stessi. Una sorta di forma meditativa, dunque, che presuppone calma, e lentezza. Equilibrio e curiosità. E che spesso funge anche da ispirazione. E da remise en forme. Dunque camminando, si ritrova una dimensione interiore che si credeva perduta e, soprattutto, si riscopre il valore del silenzio. Che è condizione necessaria per elaborare i pensieri ed ordinarli sul foglio bianco. Il cammino è anche una forma d’ozio abbastanza raffinata. Perché è altamente improduttivo ed in conflitto con l’ideologia del valore di scambio.

La marcia alla scoperta di se stessi

Non sono certo stati insensibili al fascino della camminata i filosofi. Che hanno anzi colto alla perfezione lo stretto collegamento tra camminare e pensare. Se Rousseau scriveva di riuscire a meditare solo camminando, Aristotele teneva le sue lezioni ai “peripatetici” proprio camminando. E parecchi secoli dopo Kierkegaard era convinto che i pensieri migliori gli venissero camminando. Gli esponenti delle arti figurative hanno sovente utilizzato anche il camminare per esprimere il loro estro. Si pensi ai dadaisti con le loro “passeggiate artistico-estetiche”. Ma fino all’Ottocento circa, si è in realtà camminato più per necessità che per piacere. Fatta eccezione del manipolo di liberi pensatori che potevano permettersi il lusso di una viandanza più spirituale. Mentre nel mondo moderno governato dalla fretta trovare del tempo per sé è quasi impossibile. E farlo attraverso il cammino sembra un atto rivoluzionario, eversivo e fuori dal comune. Camminare è dunque un modo efficace per non smettere mai di meravigliarsi, per continuare a sorridere e riscoprire la bellezza del mondo, semplicemente a portata di… passo.