Cambiamento climatico: inverno diventa estate siamo in un precipizio

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Cambiamento climatico:

Cambiamento climatico: siamo in un precipizio. INVERNO che diventa ESTATE. Mezzo grado di riscaldamento globale aumenta i disastri meteo nel Pianeta e manda in tilt le stagioni.

Cambiamento climatico: Se in precedenza gli effetti dei cambiamenti climatici erano percettibili solo agli scienziati e ai loro strumenti, da qualche anno a questa parte le cause catastrofiche del riscaldamento globale sono visibili, purtroppo, a tutti, a causa delle catastrofi naturali e delle sempre più frequenti siccità. Tutto ciò, anche se sembra scontato da dire, ma è conseguenza dell’azione dell’uomo, più precisamente delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, definita per la sua origine umana appunto antropogenica.

Proprio per cercare di contrastare questi eventi, le Nazioni Unite hanno organizzato la ventiseiesima Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici (COP26), che si svolgerà a Glasgow nel novembre del 2021. La situazione è davvero preoccupante e tutto ciò che sta succedendo fa pensare che la gravità del fenomeno stia superando sempre di più gli sforzi atti a ridurre le emissioni mondiali di gas serra. Premesso che gli sforzi svolto ad oggi sono ridicoli e simbolici, e quasi esclusivamente avviati dagli Stati che sono responsabili dell’attuale cambiamento climatico con le precedenti emissioni di gas serra, Europa in primis e poi USA, ove è cominciata un modesto cenno di cambiamento.

Nel frattempo, miliardi di persone vivono nei Paesi poveri del Pianeta, altri autoritari, dove il consumo dell’energia è in crescita vertiginosa, con emissioni di gas serra record, con una velocità di crescita mai vista in precedenza, che andranno a invalidare le già pessime proiezioni climatiche. Siamo in una fase di non ritorno alle precedenti condizioni, ed Cambiamento climatico una prospettiva di miglioramento ci sarà dopo che milioni e milioni di persone moriranno di stenti per il meteo estremo. Una sorta di apocalisse climatica ormai pronta per quei luoghi che sovente vengono martoriati dal clima estremo.

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Eppure, è dal 2015, con l’Accordo di Parigi che gli stati membri delle Nazioni Unite cercano di porre un freno a questo peggioramento: il patto, infatti, prevede l’impegno ad impedire che l’aumento delle temperature medie globali superi i 2°C sopra i livelli preindustriali (ovvero quel periodo che comprendeva la prima metà del XIX secolo). Premesso che ogni mezzo grado di aumento della temperatura globale si ha un aumento esponenziale degli eventi meteo estremi, Cambiamento climatico vuol dire che l’accordo di Parigi avrà effetto dopo catastrofi che annienteranno l’economia di mezzo Mondo.

Queste cose non ce le dicono per non creare allarmismo nei mercati economici, ma è normale che avvenga questo. È illuso colui che spera che India, Cina, Brasile, e i Paesi emergenti del Pianeta, rinuncino alla decrescita economica in favore del Pianeta. Per gestire una riduzione di emissioni di gas serra, sono necessari sforzi economici che per buona parte del Pianeta sono insostenibili. Tanto che i dati e le proiezioni rendono gli scienziati scettici sul raggiungimento di questo obiettivo: i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera del nostro Pianeta sono arrivati a 420 parti per milione, un negativo record nella nostra storia. A riprova di questo pessimismo, un rapporto stilato dalle Nazioni Unite parla di temperature medie globali che probabilmente tra il 2030 e il 2052 raggiungeranno 1,5°C sopra ai livelli preindustriali.

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I 50°C in Europa d’estate si raggiungeranno entro 5 anni in varie aree durante la stagione estiva, con un maggior consumo di energia per raffrescare gli ambienti, con conseguente aumento di emissioni di gas serra. Vi chiederete come fa questo mezzo grado di temperatura da solo ad avere un impatto talmente catastrofico sulle previsioni degli scienziati? Ciò viene spiegato in un rapporto noto come Il Rapporto 1,5 °C, il quale fornisce un confronto tra le possibili conseguenze di un futuro in cui la temperatura in questione sarà in aumento di 1,5°C e uno in cui questa possa raggiunge (e potrebbe superare) i 2°C.

Mentre nel primo caso i giorni di massimo calore (medio) delle nostre latitudini sarà di 3°C più caldi rispetto ai valori preindustriali, nel secondo l’aumento raggiungerà i 4°C. Inoltre, la percentuale di popolazione esposta a questo fenomeno passerebbe dal 14% al 37% in caso di aumento a 2°C. Con un aumento di 1,5°C, il livello del mare dovrebbe arrivare a ben 0,77 metri, mentre con un aumento di 2°C esso raggiungerebbe i 0,87 metri. Ciò favorirebbe inondazioni ad ogni burrasca delle coste e di vari centri urbani anche popolatissimi.

La percentuale di insetti, piante e vertebrati che perderanno più della metà del loro territorio terreste potrebbe essere raddoppiata o addirittura triplicare in caso di un aumento a 2°C, con le relative trasformazioni di ecosistema. Ma vogliamo parlare delle persone? Sarebbe una catastrofe vista da numerose angolazioni modellistiche, con siccità, estate che si trasforma in semi inverno e viceversa. Nevicate estreme sia avrebbero nei Paesi nordici, alluvioni lampo possibili anche dieci volte più frequentemente di quanto avvenga attualmente, alle nostre latitudini.

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Città, paesi, sarebbero a rischio, molti edifici saranno abbandonati. I costi delle derrate alimentari saliranno vertiginosamente, con il rischio che oltre alcuni miliardi di persone muoiano di fame. Da un’estate ogni cento anni priva di ghiaccio nell’Oceano Artico, questo evento si potrebbe verificare ogni dieci anni se la temperatura raggiungesse i 2°C. Il pack artico sparirebbe, la Corrente del Golfo si bloccherebbe con conseguenze infauste sul clima europeo.

Si avrebbero impatti significativi sulle barriere coralline, sulla salute (con un’espansione delle malattie geograficamente determinate) e sulle produzioni di cibo. Sempre secondo questo rapporto, i Paesi che emettono la gran parte delle emissioni devono invertire al più presto questa tendenza, portando ad una diminuzione, rispetto all’anno 2010, di circa il 45% entro il 2030 e raggiungere lo zero entro il 2050. Questa percentuale passerebbe a 25% entro lo stesso anno, mentre l’anno zero diventerebbe il 2070 se l’aumento della temperatura fosse di 2°C.

La soluzione è rappresentata da scienziati, non da questo sito web che riporta la notizia. Come anche le conseguenze, che per altro abbiamo attenuato nell’esporre. Avremo danni enormi in Italia, con un crollo economico. In merito all’aumento della temperatura reale che si verificherà, questa dipenderà anche da altri fattori. La Terra non è morta, il suo clima è regolato soprattutto da numerose altre condizioni, e le stime si basa tenendo conto che non vi siano fluttuazioni normali del clima, perché in tal caso, potrebbe avvenire che il riscaldamento venga assorbito da ciò, o incrementato.