Cambiamenti climatici: i 10 Paesi che entro il 2050 rischiano l’emergenza demografica

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Cambiamenti climatici: allarme boom demografico.

I cambiamenti climatici che in questi anni si stanno abbattendo sul pianeta prossimamente potrebbero avere ingenti conseguenze sulle popolazioni delle realtà meno sviluppate. È questo, in sintesi, l’ultimo allarme lanciato dagli esperti delle Nazioni Unite, i quali ritengono che se non verranno adottate delle misure concrete per limitare i danni dell’inquinamento globale, soprattutto nei Paesi del sud del mondo si rischia di andare incontro ad un incontrollato boom demografico.

Il Time, di recente, ha analizzato i dati statistici riportati dall’ONU nel mese di giugno sulle proiezioni della popolazione planetaria nei prossimi anni, mettendoli a confronto con la graduatoria dei Paesi maggiormente a rischio a causa del riscaldamento globale, stilata dalla società britannica Verisk Maplecroft. Innanzitutto, è stato chiarito che per calcolare l’indice di vulnerabilità si tiene conto delle valutazioni effettuate da alcuni enti specializzati come la Banca mondiale e il Gruppo intergovernativo che studia proprio i cambiamenti climatici. Tra i parametri presi in considerazione, vi è l’impatto fisico che lo stravolgimento delle temperature può avere sui vari Stati, la reazione di ogni singola popolazione (a seconda del livello di povertà e di assistenza sanitaria, senza dimenticare il grado d’istruzione) e l’adattabilità delle varie realtà garantite o meno dai governi locali e dalla stabilità socio-economica. Nel complesso, la classifica conta ad oggi 193 Paesi a rischio di profondi cambiamenti legati agli effetti dell’innalzamento delle temperature medie.

Cambiamenti climatici: i rischi per i Paesi africani.

Il primo aspetto che si nota scorrendo la lista, è che i primi 10 Stati nell’elenco appartengono tutti all’Africa sub-sahariana tranne uno. In questi territori, se i cambiamenti climatici dovessero continuare a verificarsi senza alcuna limitazione, si potrebbe andare incontro entro il 2050 ad un sensibile incremento delle nascite, a differenza di quanto invece dovrebbe accadere nelle realtà più ricche e sviluppate. L’Europa, ad esempio, conta ben 27 Stati sui 36 inseriti nella voce «a basso rischio», e addirittura si prevede che entro i prossimi trent’anni ci possa essere un ulteriore crollo demografico del 5%. Diversa, invece, la situazione degli Stati Uniti, che sono stati inseriti nella 163ª posizione per quanto concerne le 197 popolazioni che dovrebbero far segnare un incremento demografico di circa il 15%.

Cambiamenti climatici: è allarme soprattutto per la Repubblica Centrafricana

Come abbiamo anticipato in precedenza, tra i 10 Paesi che a causa dei cambiamenti climatici sarebbero chiamati a fare i conti con un autentico boom demografico, spiccano soprattutto quelli appartenenti al continente africano come Somalia, Burundi e Repubblica Democratica del Congo, dove gli abitanti potrebbero raddoppiare in circa trent’anni. Inoltre queste popolazioni potrebbero pagare a caro prezzo le alluvioni alternate a lunghi periodi di siccità, il caldo estremo e l’erosione del suolo provocati dal riscaldamento globale.

Su tutti, però, preoccupano in particolar modo le previsioni sulla Repubblica Centrafricana, la cui popolazione dovrebbe accrescersi fino al 77% entro il 2050, a fronte di una media globale stimata intorno al 32%, dunque un gap notevole che rischia di mettere in ginocchio il Paese. Del resto, si tratta di una realtà che sta attraversando una fase piuttosto delicata della sua storia, vessata da continui e sanguinosi conflitti interni di carattere politico ed etnico che hanno costretto circa 600mila persone a scappare dal 2013, mentre circa 3 milioni di abitanti hanno necessità di un’assistenza umanitaria. Per cercare di venire incontro al fabbisogno alimentare, gli agricoltori puntano soprattutto sulla stagione regolare delle precipitazioni che, però, potrebbero diminuire drasticamente a causa dello stravolgimento del clima mondiale.

Repubblica Centrafricana: drastico aumento della popolazione entro il 2050.

John Wilmoth, direttore del dipartimento popolazione delle Nazioni Unite, di fronte a queste preoccupanti statistiche ha affermato che le inquietanti proiezioni relative alla Repubblica Centrafricana lasciano intendere quanto sarà difficile per alcuni Stati gestire l’incremento della popolazione in una congiuntura generale fortemente influenzata dall’aumento sconsiderato delle temperature. Dunque, secondo l’esperto le potenze più ricche devono adoperarsi per venire incontro una volta per tutte alle esigenze dei Paesi poveri per fare in modo che i loro sistemi economici possano migliorare insieme alle condizioni di vita.

L’eccessiva crescita demografica e le conseguenze sui flussi migratori

Il paradosso è che gli abitanti dell’Africa sub-sahariana che rischiano di pagare maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici sono coloro che hanno generato una quantità minima di CO2 nell’atmosfera: secondo la Banca mondiale, infatti, nel 2014 hanno prodotto circa 0,8 tonnellate di anidride carbonica a dispetto della media europea che si è assestata intorno alle 6,4 tonnellate e a quelle americane che sono all’incirca 16,5.

Nei prossimi 30 anni i flussi migratori potrebbero ulteriormente incrementarsi.

Un’altra emergenza che potrebbe scaturire da questa profonda differenza di vulnerabilità al riscaldamento globale è stata messa in evidenza da Wolfgang Lutz, responsabile del Wittgenstein Center for Demography e Global Human Capital, il quale ha segnalato che le diverse capacità di reazione agli stravolgimenti ambientali tra Paesi più e meno ricchi con conseguente boom demografico in quelli più poveri, potrebbe incrementare ancora di più la crisi legata ai flussi migratori che potrebbero andare incontro a degli spostamenti irregolari, illegali e non pianificati. Le stime attuali parlano di più di 140 milioni di emigranti che potrebbero mettersi in movimento dall’Africa sub-sahariana, dall’Asia meridionale e dal Sudamerica entro il 2050.

Innanzitutto questi movimenti migratori potrebbero essere interni con un gran numero di persone che metterebbero sotto pressione le risorse locali della campagna e dei centri urbani. Questa situazione sarebbe già in atto nella Nigeria settentrionale dove i cambiamenti climatici starebbero facendo avanzare pericolosamente la desertificazione, costringendo i mandriani a cercare maggiore fortuna nei territori meridionali, entrando in aperto contrasto con le popolazioni locali e scatenando dei veri e propri scontri armati.

I 74 anni dell’ONU: oggi si rischia un apartheid climatico

Gli studiosi delle Nazioni Unite hanno coniato un termine specifico per definire questa situazione, parlando di «apartheid del clima» nel quale, se da un lato gli Stati sviluppati cercano di investire per salvarsi dal riscaldamento globale, dall’altro quelli più poveri vengono lasciati a soffrire. Dall’ONU invitano le potenze internazionali a garantire un miglioramento dei livelli d’istruzione in questi territori a rischio, poiché questo settore garantisce la formazione di società con maggiori capacità di adattamento che riuscirebbero a reagire al meglio agli sconvolgimenti portati dai cambiamenti climatici. Inoltre una maggiore alfabetizzazione di solito consente alle donne di avere meno figli, andando così a limitare la continua crescita della popolazione.

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