Una cittadina suddivisa in zone blu e rosse, con queste ultime che non potranno ospitare strutture né centri di accoglienza per i migranti. Sta facendo molto discutere il nuovo regolamento approvato lunedì 8 aprile dal Consiglio Comunale di Calolziocorte, piccolo centro di circa 13mila abitanti in provincia di Lecco. Fino ad ora, infatti, soltanto per combattere il gioco d’azzardo e le slot-machine erano state emesse in varie città italiane delle ordinanze per tenere questi dispositivi lontani dai cosiddetti “luoghi sensibili” come ospedali, oratori e scuole.

L’amministrazione comunale di Calolziocorte ha dunque stabilito che nelle zone rosse della città vigerà il divieto assoluto di aprire strutture atte all’accoglienza dei migranti, mentre nelle aree contrassegnate dal colore blu sarà necessario ottenere il nullaosta da parte delle istituzioni locali. Analizzando il provvedimento approvato in questi giorni dalla maggioranza di centrodestra guidata dal sindaco leghista Marco Ghezzi, si prevede l’introduzione di nove zone di colore rosso, tra le quali verranno inserite la scuola e la stazione. Quelle blu invece dovrebbero essere quattro, e dovrebbero comprendere l’oratorio e la biblioteca. Il primo cittadino, rispedendo fin da subito al mittente le accuse di razzismo, ha chiarito che con questo nuovo regolamento non s’intende affatto ostacolare in tutti i modi l’apertura di nuovi centri d’accoglienza, ma gestirli con maggiore efficacia per “puntare a una vera integrazione degli ospiti”.

Calolziocorte: no ai centri d’accoglienza nelle zone rosse.

Tra le norme più discusse del documento che ha ottenuto il via libera dal Consiglio Comunale della cittadina lecchese, c’è quella secondo cui le strutture rivolte ai migranti dovranno comunque sorgere a non meno di 150 metri di distanza dai “luoghi sensibili”. Le opposizioni sono immediatamente insorte contro quest’ordinanza, parlando addirittura di introduzione di una sorta di apartheid nella città lombarda. Sonia Mazzoleni, ad esempio, ha ricordato che attualmente a Calolziocorte non è presente alcuna emergenza migranti, dunque il provvedimento sarebbe ingiustificato, e per questo motivo provvederà a trasmettere tutti gli atti alla Prefettura.

Molto più duro l’intervento di Andrea Marcucci, capogruppo del Partito Democratico al Senato, il quale ha chiesto l’intervento immediato del prefetto, affinché fermi al più presto “qualsiasi apartheid”. Gianmario Fragomeli, deputato dem di Lecco, ha definito la presa di posizione dell’amministrazione comunale di una “gravità inaudita”, sostenendo che si tratti di un’azione di propaganda politica voluta dalla Lega che mira ad introdurre un principio di “segregazionismo”.

Sulla vicenda si è espresso anche Diego Colosimo della lista civica Cambia Calolzio, il quale ha espresso seri dubbi sulla legittimità della normativa, ritenendo “discriminatorio” il concetto di base su cui si fonda il provvedimento, e annunciando che invierà la documentazione a tutte le associazioni specializzate in questa tematica.

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