Calendario mostre 2019 del GAMeC di Bergamo

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Il GAMeC, diretto da Lorenzo Giusti, propone il calendario delle mostre per il 2019.

La galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo è stata costruita nel 2017. È stato l’ultimo progetto per la riqualificazione dell’area tra l’ex caserma Montelungo e l’Accademia Carrara.

Il nuovo programma triennale è basato su ricerca nel contemporaneo, sperimentazione di nuovi format espositivi e valorizzazione del patrimonio custodito.


Un piano d’azione che affronterà tematiche cruciali per il nostro tempo: genere, migrazioni, femminismo e identità. 

Dal 17 gennaio al 24 febbraio 2019. Oscar Giaconia; Jacopo Miliani per Artists’ Film International #11; Driant Zeneli.
 
La prima personale di Oscar Giaconia in un’istituzione museale italiana.
Inaugurano la stagione tre progetti a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni. La presentazione del lavoro di Jacopo Miliani nell’ambito della XI edizione della rassegna Artists’ Film International e lo screening della trilogia video di Driant Zeneli.
 
Hoysteria, in particolare, è una ricognizione sulla più recente produzione pittorica di Oscar Giaconia (Milano, 1978). Locandieri, falsari, vecchi nostromi, sentinelle, spettri e mostri sono i soggetti che popolano i quadri dell’artista. Abitano lo Spazio Zero del museo mettendo in scena una “degenerazione contemporanea della pittura di genere”. 
 
Continua inoltre la partecipazione della GAMeC ad Artists’ Film International, il prestigioso network dedicato alla videoarte. Dal 2008 coinvolge alcune tra le più importanti istituzioni d’arte contemporanea internazionali, con artisti provenienti da tutto il mondo.

Oscar Giaconia

Oscar Giaconia

Per l’undicesima edizione della rassegna, il cui tema è il “gender”, le curatrici Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni hanno selezionato l’artista italiano Jacopo Miliani(Firenze, 1979).

Sarà presente con due opere video che rielaborano le tematiche trattate nel film Teorema di Pier Paolo Pasolini: Deserto (2017) e TEOREMA TEOREMA TEOREMA (2018).
 
Infine, la Sala Proiezioni ospita la trilogia video When Dreams Become Necessity di Driant Zeneli (Shkoder, 1983). Artista chiamato a rappresentare l’Albania alla prossima Biennale di Venezia. L’opera costituisce una riflessione sul fallimento, inteso non come fine ma come opportunità per immaginare sentieri ancora inesplorati, accogliendo lo stimolo di nuove sfide.

Dal 7 marzo al 19 maggio 2019, Birgit Jürgenssen.

Sarà la prima grande retrospettiva in Italia dedicata al lavoro di Birgit Jürgenssen (Vienna, 1949-2003). Una tra le artiste più significative dell’avanguardia femminista internazionale. 

Birgit Jürgenssen

Birgit Jürgenssen.

Nei suoi lavori relazioni stereotipate, sessualità, immagini di bellezza e rapporti tra i sessi socialmente condizionati vengono riflessi e decostruiti in modo ironico.


La mostra, a cura di Natascha Burger e Nicole Fritz, è realizzata in collaborazione con l’Estate Birgit Jürgenssen, la Kunsthalle Tübingen e il Louisiana Museum of Modern Art. Offre uno sguardo esaustivo, attraverso oltre centocinquanta opere realizzate in quarant’anni di ricerca.

Accompagna la mostra un catalogo, edito da Prestel, con testi di Natascha Burger, Nicole Fritz, Maurizio Cattelan, Lorenzo Giusti, Jessica Morgan, Gabriele Schor, Jasper Sharp, Abigail Solomon-Godeau.

Dal 30 maggio al 1 settembre 2019, Jenny Holzer.

Jenny Holzer (Gallipolis, 1950) è una celebre artista americana che utilizza la parola scritta come mezzo di critica sociale e di espressione creativa. Presenterà un’imponente installazione multimediale appositamente ideata per la prestigiosa Sala delle Capriate.

Jenny Holzer
Jenny Holzer


I suoi lavori parlano di violenza, oppressione, genere, sessualità, femminismo e potere. La retorica dei linguaggi dell’informazione e della pubblicità diventa per l’artista uno strumento tagliente per affrontare questioni di natura politica e sociale.

Il progetto è a cura di Lorenzo Giusti. Favorirà uno stimolante dialogo tra la poetica sovversiva dell’artista e l’architettura dell’edificio medievale.

Dal 30 maggio al 1 settembre 2019. Luke Willis Thompson; Libera. La Collezione Impermanente #2

Luke Willis Thompson

Luke Willis Thompson

La pratica di Luke Willis Thompson (Auckland, 1988) è spiegata attraverso il cinema, la performance, la scultura e l’installazione. Si concentra sulla testimonianza come strumento di emancipazione sociale e politica.

L’artista intende riconfigurare l’attenzione verso i sistemi di potere e le disuguaglianze a cui sono soggette determinate categorie di persone. 


Recentemente Thompson è stato finalista dell’edizione 2018 del Turner Prize, dove ha presentato una trilogia di film. La perosnale è a cura di Edoardo Bonaspetti: “Guest Curator” della prima edizione di un nuovo progetto espositivo promosso nell’ambito del Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte: EnterPrize. L’artista presenterà un corpus di lavori appositamente concepito per lo Spazio Zero del museo.
 
In contemporanea sarà in visione Libera, il secondo progetto del ciclo La Collezione Impermanente. Una piattaforma che si propone di fare della collezione del museo uno strumento di attivazione di memorie e di coinvolgimento del pubblico attraverso l’utilizzo di format espositivi innovativi.

La mostra sarà l’occasione per presentare un nuovo nucleo di prestigiose opere di autori moderni e contemporanei.

Tali opere sono state confiscate alla criminalità in Lombardia dall’Agenzia Nazionale e trasferite al Comune di Bergamo per volere del Segretariato Regionale del Ministero per i beni e le attività culturali. Tra gli altri, sono annoverati anche i lavori di Jean Arp, Christo, Berlinde De Bruyckere, Sol LeWitt, Giuseppe Penone, Ettore Spalletti, Emilio Vedova e Andy Warhol.

Dal 14 novembre 2019 al 26 gennaio 2020, Francesco Gennari.

Chiuderà la stagione la personale di Francesco Gennari (Pesaro, 1973). La mostra è nata dalla collaborazione tra Accademia Carrara e GAMeC. 

Francesco Gennari
Francesco Gennari

Il progetto si concentrerà sul tema dell’auto rappresentazione, indagato attraverso opere che esprimono l’apparire dell’artista nella sua fisicità, nella sua emotività, nella sua iconografia.

Per Gennari l’autoritratto ha varie declinazioni, sia concettuali che visive. Ma la nota più rilevante della sua ricerca consiste nella scelta dei materiali utilizzati, che diventano sovente metafore di uno stato d’animo, di una postura psicologica. La variabilità di materiali e forme che caratterizzano questa tipologia di opere permette la costruzione di un paesaggio espositivo mutevole.