Calenda: si allontana l’alleanza con il PD?

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Calenda: si allontana l’alleanza con il PD?

L’ottimismo di trovare un’intesa tra Calenda e il PD si fa sempre più cauto. Calenda ha detto di aver chiesto due cose a Letta, ma di non aver ancora ricevuto risposta. “A Letta abbiamo chiesto il minimo sindacale, se la riposta e no, sarà rottura”, ha detto il leader di Azione. “Esiste una profonda differenza tra alleanza e sottomissione. Nel primo caso si discute e si trova un compromesso, nel secondo…non saprei dire. Non appartiene alla nostra cultura”, ha scritto Calenda su Twitter.

Calenda: si allontana la possibilità di un’alleanza con il PD?

La campagna elettorale entra nel vivo e i partiti devono sciogliere il nodo alleanze. Carlo Calenda, il leader di Azione, ha lanciato un ultimatum a Enrico Letta. “A Letta abbiamo chiesto il minimo sindacale, se risposta è no, sarà rottura”, ha detto Calenda. “Quello che abbiamo chiesto a Letta è una cosa molto semplice. Non candidare Fratoianni che ha votato 55 volte la sfiducia a Draghi, nei collegi uninominali; non candidare Bonelli, che non vuole i termovalorizzatori a Roma e il rigassificatore a Roma, nei collegi uninominali; infine non candidare Di Maio, che ha distrutto tutto il lavoro cha abbiamo fatto al MISE ed è stato uno dei politici più trasformisti nella storia, nei collegi uninominali. Che vuole dire? Vuol dire non ci chiedere di prendere i nostri voti, perché nei collegi uninominali si sta insieme sotto un nome, e di mettere il nostro simbolo quello di Azione e +Europa, per eleggere queste persone. La seconda cosa che abbiamo chiesto è: possiamo avere una base di programma comune? Queste sono le due cose che abbiamo chiesto. Io voglio sapere se vi sembrano assurde o no. A me sembrano il minimo sindacale per non mettere insieme una accozzaglia piena di idee diverse, totalmente incoerente e di scarsa qualità”, ha sottolineato.

Calenda conto la dote per i 18enni

La strada tra una possibile alleanza tra PD e Azione sembra in salita. Calenda ha infatti contestato la proposta di Letta di una dote ai 18enni da finanziare con una patrimoniale per i plurimilionari. “Ai diciottenni non serve una dote ma un’istruzione di qualità e meno tasse sul lavoro. Azione aveva proposto di concentrare il taglio dello scorso anno sui ragazzi fino a 30 anni. Nessuno, dicasi nessuno, lo ha votato”, ha affermato il leader di Azione. “La dote ai 18enni è una proposta che aggira i veri problemi che sono formazione e tasse sul lavoro. Parlare di patrimoniale terrorizza i cittadini che escono da due anni di Covid e sono alle prese con l’inflazione. Sui grandi patrimoni è inefficace perché scappano”, ha aggiunto.

Meloni: la sinistra è il partito delle tasse

Alla proposta di Letta non si fatta attendere la risposta di Giorgia Meloni.  “La sinistra torna alla carica con il suo cavallo di battaglia: le tasse. A ognuno le sue priorità”, ha scritto Meloni sul suo profilo Twitter, in un post in cui pubblica una foto che vede il volto di Enrico Letta associato alla scritta ‘patrimoniale’ e il volto della leader FdI associato alla scritta ‘aiuti alle imprese per assumere’.

Renzi: noi siamo il terzo polo

Della stessa idea di Calenda è Renzi, che incoraggia il leader di Azione ad unirsi per un terzo polo. “Se la sinistra avesse davvero voglia di vincere queste elezioni incalzerebbe Meloni e Salvini sulla competenza, sulla credibilità, sulla coerenza, sulle tasse, sull’energia. Invece, la sinistra sembra voler perdere: imbarca le idee più disparate. E ieri Enrico Letta ha aperto la campagna elettorale proponendo una nuova tassa, stavolta la tassa di successione”, ha scritto Renzi nella sua enews. “Se dici di voler combattere la destra e proponi di aumentare le tasse, non combatti la destra, ma le regali voti. Facendo queste proposte Letta fa vincere la Meloni: non la contrasta, la blinda. Per questo noi lavoriamo a un terzo polo, diverso dalla destra sovranista e dalla sinistra delle tasse. Che parli di lavoro e non di assistenzialismo. Di giustizia e non di giustizialismo. Ambiente e non di ideologia. Infrastrutture e non di veti. Diritti e non di slogan”, ha aggiunto.


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