Calciomercato malato o mercato del calcio infestato?

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Qualcuno li definisce senza freni, altri abbondantemente malati, la maggior parte probabilmente pericolosi; perché il livello di follia che sta raggiungendo questa sessione di calciomercato è decisamente fuori controllo.

Ma la domanda che sorge spontanea (direbbe qualcuno) è: perché? Quali sono le motivazioni economiche che favoriscono tali trasferimenti milionari, pur considerando un indubbio valore calcistico di molti dei protagonisti in argomento?

La risposta è complessa e l’unico indizio tangibile, per individuare con discreta sicurezza l’elemento chiave della questione, è l’indotto commerciale scaturito a seguito di queste operazioni di mercato.

In qualche modo, evidentemente, i dirigenti che puntano forte su determinati giocatori, hanno la precisa convinzione che certi acquisti così surreali alimentino comunque un ritorno economico altrettanto paradossale, garantendo, in ogni caso, ricavi importanti e indispensabili.

E’ una fase calcistica senza precedenti, alterata da bisogni isterici di governance politica e rilievo mediatico, che alimentano giorno dopo giorno l’attrazione di milioni di appassionati, ormai letteralmente ipnotizzati da giudizi giornalistici chiaramente mistificativi e privi di fondamenta critiche.

Una situazione che, alla faccia del financial fair play, sta sovvertendo le regole del gioco; una volta basato su valutazioni tecniche di autorevoli professionisti del settore, oggi incredibilmente sorpassate da intrecci reconditi di pseudo procuratori ed intermediari fantasma.

Una deriva che, con l’avvento della liberalizzazione dei tutori legali nel calcio, è stata perfettamente generata pian piano, alterando il normale sviluppo delle dinamiche di mercato nel corso di questi ultimi anni.

Cosa osserveremo in estate non è dato saperlo, ma a ciò che sentiamo e a cui abbiamo già assistito fino ad oggi, è sufficiente per far comprendere che qualcosa non torna.

Non a caso i controlli sulla regolarità di molti trasferimenti, e sulla posizione fiscale di tanti signori del calcio, è sempre più al centro dell’attenzione degli organi di vigilanza in molti stati d’Europa.

Ecco perché, se davvero ciò che si paventa in merito ad alcune cessioni eccellenti per importi superiori ai 150-200 milioni, sarà confermato dai fatti, è verosimile attendersi un’inevitabile azione di contrasto all’evasione e, parallelamente, una rete in cui cadranno i furbi del quartiere europeo e una delle storie più tristi di questo sport.

 

 

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