Calcio: vigilia per le italiane impegnate in europa. Dettami dettati.

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Quest’ormai ampia pagina del movimento calcistico italiano ha evidenziato con chiarezza le condizioni di gestione dei maggiori club e gli obiettivi che realmente si sono prefissati.

Le stagioni passate non incoraggiano a credere in una concreta risalita, anche se qualche tentativo è stato fatto e qualche timida risposta sta arrivando; soprattutto dal ritrovato capitale finanziario dell’Inter e dal prossimo quanto incerto rossonero, senza trascurare la consolidata dimensione della nuova Juventus e dei partenopei, già presenti da diversi anni nel gota del calcio europeo.

E’ palese la necessità di favorire i conti e i bilanci a scapito degli obiettivi sportivi, però è necessario evidenziare che una sorta di carestia di risultati sta deprimendo anche le piazze più ottimiste che si sono spartite le scene più importanti del teatro continentale.

Roma, Napoli e Juventus non sono state in grado di conquistare nessun obiettivo internazionale, relegando, praticamente, il calcio italiano ai piani più bassi, manifestando sostanzialmente limiti ed una sommaria inoperosità dei propri interpreti.

Una sequela di errori che continuano ad intravedersi e che ci si augura non dimostrino, anche in questa stagione, una qualità approssimativa e una marginale definizione, certificando nuovamente questa triste conclusione.

Sicuramente il regime del fair play finanziario non ha consentito una pianificazione più efficace delle nostre squadre, favorendo paradossalmente i club più ambiziosi come Real e Barcellona, già strutturati e ricchi di straordinari talenti, ma è pur vero che il confronto tecnico ed emozionale con squadre sulla carta ampiamente alla portata, ha poi confermato una generale immaturità per dimostrare una superiorità tanto agognata dal giornalismo quanto disintegrata dal praticismo.

Non si dimenticano a cuor leggero le sconfitte in Europa League ne tanto meno quelle in Champions, che hanno lasciato un solco nei cuori di milioni di tifosi, lievitando una fame di vittorie che non può a lungo rimanere insoddisfatta.

L’Italia non può più permettersi di osservare inerme questa deriva autoritaria delle squadre spagnole e tedesche, anche perché un discreto ricambio generazionale degli interpreti si sta notando e all’orizzonte si sta preparando un’offensiva sul mercato delle inglesi che potrebbe compromettere concretamente questa rinascita.

C’è bisogno di ritrovare rigore tattico e grande professionalità, che in passato ci hanno permesso di emergere e farci rispettare in tutto il mondo.

Sono queste le partite che i calciatori e tutti gli appassionati attendono ogni anno ed è questo il momento di sparigliare le carte e riprendersi gli onori della cronaca.

Il Siviglia, l’Atletico Madrid siano d’esempio per riscattare quel senso di appartenenza ineluttabile per consacrarsi ad alti livelli e riconsegnare all’Italia un ruolo di protagonista assoluta per la vittoria finale.

Con l’Europeo abbiamo compiuto un significativo passo in avanti, evidenziando qualità tecniche e morali per troppo tempo rimaste sepolte sotto le macerie delle annate precedenti e abbiamo invertito la rotta facendo capire al resto della ciurma che l’Italia intende riprendersi ciò che le appartiene.

Ora che l’allarme è scattato sta a noi disinserirlo, scacciando queste prave abitudini dal nostro movimento, seppellendo definitivamente quel prosaico torpore che ci circonda, per circondarci di gloria vera.

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