Calcio, serie A: Nemesi in arrivo

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Deriva dal greco, dalla radice indoeuropea nem-; nella mitologia greca fu il nome della Dea distributrice di giustizia, soprattutto per i delitti irrisolti o impuniti, che irrogava gioia o dolore a seconda di quanto era giusto, perseguitando soprattutto i malvagi e gli ingrati alla sorte.

Come in antichità, delitti, soprusi, angherie, sono perpetrati ancora oggi, con una sostanziale differenza: non esiste un Dio che accorra ad aiutarci, ma solo istituzioni talvolta giuste ed ingiuste.

Nel calcio, ovviamente, non ci sono azioni squisitamente criminose, ma una serie di allusioni spirituali, che analogamente ledono sentimenti comuni nel rapporto tra tifosi e squadre.

La storia recente annovera numerosi episodi, le cui responsabilità sono state distribuite a seconda dei casi alla negligenza, all’intolleranza, o alla delinquenza di personaggi che hanno danneggiato profondamente l’immagine dei club.

Non sarà l’ultimo, ma basta ricordare le conseguenze che ha portato la sconfitta del Paris Saint Germain, con Thiago Motta nelle vesti di vittima e carnefice della tristissima nottata di Champions League.

Detto ciò, l’attenzione maggiore è rivolta alla consapevolezza che i giocatori dei club italiani debbono cominciare ad avere riguardo ai propri tifosi e tutti gli appassionati; perché è pur vero che in una partita di calcio ci sono esclusivamente situazioni di gioco, come tali imprevedibili e incalcolabili, ma la professione, profumatamente remunerata dai capitali delle rispettive società di appartenenza, sono messi a disposizione per raggiungere risultati che siano degni di un oggettivo corso sportivo.

Può sembrare eccessivo, ma le figuracce rimediate nelle ultime uscite da formazioni come quella francese, dall’Arsenal, dalla Fiorentina, dal Napoli o dalla Roma ieri, nel nuovo stadio del Lione (sebbene quest’ultima sia la partita d’andata), non contribuiscono ad un giudizio sano delle logiche calcistiche, perché rischiano di alterare inopportunamente l’equilibrio che ci deve essere fra chi lo sport lo pratica per mestiere e chi lo segue per passione.

Se si esagera nell’irriverenza i risultati li conosciamo; poi rimane soltanto la condanna feroce e sacrosanta delle azioni delinquenziali.

Da parte nostra è solo possibile sollecitare un monito al corretto esercizio dei ruoli, ma la Dea è pronta ad intervenire; attenzione però, lei probabilmente non guarderà in faccia a nessuno.

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