Calcio, Serie A minimizzata: Juve, Napoli e i sogni degli altri

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Questo è ciò che rimane dell’ennesimo campionato senza risposte, terminato alla fine del 2016 con responsi pressoché prevedibili e i soliti nominati per eleggere i migliori.

Uno spettacolo che gela le speranze di tanti appassionati, sempre più offesi da una proposta di calcio indecente e irrilevante al cospetto di altre molto più appetibili.

Un prodotto che non è in grado di recuperare l’appeal necessario per favorire l’ingresso di quei campioni indispensabili per affermarsi in Europa, con sole due squadre, Juventus e Napoli a rappresentare degnamente il tricolore in un teatro ricco di tanti nuovi formidabili talenti stranieri.

Se l’Atalanta è la rivelazione di questa stagione, tutte le altre sono comparse scomparse definitivamente dalla scena, lasciando spazio all’incredulità della pochezza manifestata gradualmente, che ha solo in parte illuso chi credeva che potesse essere l’anno giusto per ricominciare a sognare un’effettiva ripresa dell’intero movimento.

E invece, pur rispettando i risultati del campo, l’anno prossimo le solite piazze, che da anni provano a riemergere dagli abissi, saranno ancora lì a combattere o a far finta, per meritarsi una promozione, un successo, osservando, più o meno interessate, l’avvento di nuove come Spal e Frosinone, magari più vogliose e preparate per confronti di un certo livello.

Si parla di miracoli calcistici, ma si dà poco bado alla rettitudine morale, quasi ovunque cancellata convincendosi che il mero valore tecnico possa giustificare quello complessivo di molti protagonisti.

Bisognerebbe ricominciare a predicare il buon senso come regola numero uno, seguita da una vera disciplina, riaffermando concetti di comunione d’intenti, di spogliatoio, di gruppo anteposti nettamente alla politica del libertinaggio economico e sportivo.

Continuando ad adagiarsi ai precari risultati che emergono ogni anno, ci si sta soltanto abituando ad uno stile di pessimo gusto che prima o poi mieterà danni ben più gravi di quelli attuali.

Anche poche risorse possono produrre esiti positivi in termini di conoscenze e obiettivi, ma occorrono persone in grado di volerle ricavare sul serio.

Non basta scrivere o parlare in continuazione di certi personaggi per convincersi che siano bravi, perché è sempre il campo a dare il giudizio finale e se attualmente, dopo aver assistito ad intere stagioni di insuccessi internazionali, le società proseguiranno a dare credito a calciatori impreparati umanamente, le risposte in campo saranno certamente agghiaccianti.

Sono stati fatti troppi tentativi per continuare a valorizzare scelte tecniche inadeguate e inutilmente strapagate.

Ora, più che mai, sarebbe il momento di ricominciare un percorso di crescita ripartendo dalle piccole realtà che hanno proprio reso grandi quei club che oggi, purtroppo, le hanno del tutto dimenticate.

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