Non è una questione di indizi: la Juventus ha smarrito la retta via della vittoria, e la Lazio l’ha soltanto aiutata definitivamente a capirlo in fretta.

I bianconeri giocano a metà: un pò bene, poi male.

A volte provando a fare qualche azione importante, spesso dimenticando come posizionarsi in difesa, e i il risultato non può che essere questo.

Fino ad oggi quasi nessuno ha mai creduto che la squadra potesse realmente perdere i propri riferimenti in tutte le zone del campo; perché c’è grande qualità, l’allenatore più bravo e nessuna altra formazione in grado di giocarsela alla pari.

Del resto si è sempre detto che si può anche perdere, tanto poi si riparte e si torna a vincere.

Non è più così! Le strategie della dirigenza bianconera certificano errori in sequenza che nessuno ammette ancora; scelte capricciose di calciomercato che stanno pian piano traslando i bianconeri verso altre zone della classifica, lasciando il posto d’onore a chi non ne ha sbagliata alcuna, non avendone in pratica fatte neanche una: il Napoli.

Il decorso è inevitabile e le ultime due partite, da questo punto di vista, sono emblematiche.

La Juve a Bergamo gioca discretamente contro l’Atalanta a va in vantaggio di due goal; nella ripresa ne subisce altrettanti e Dybala sbaglia il rigore decisivo.

Allo Stadium si verifica la medesima situazione: prova ad attaccare una Lazio impacciata nel primo tempo e passa in vantaggio; subisce l’abilità tecnica degli avversari nel secondo e perde addirittura la partita.

Vittorie parziali che si trasformano in orrori finali, ai quali i penalty al cardiopalma battuti dalla Joya aggiungono l’amara verità, che nessuno ha il coraggio di ammettere.

Scommesse perdenti che danneggiano la squadra per com’è stata strutturata, con una difesa composta da giocatori troppo in là con l’età (nonostante l’attuale ottima condizione di Chiellini) e centrocampisti capaci di fare solo una parte del proprio lavoro.

Allegri avrebbe dovuto lasciare il compito di guidare la Juventus a qualche altro allenatore, stimolando i dirigenti a rinnovare l’ambiente con idee nuove favorendo una ricerca di freschezza tecnica che oggi manca in ogni dove.

Il brio degli esterni non è più sufficiente, i colpi di Dybala non bastano a vincere le partite che contano, i guizzi di Higuain non sono costanti come gli anni scorsi, e la fase difensiva non è più l’elemento di forza della squadra.

E’ proprio vero: nel calcio tutto è possibile, anche perdere presuntuosamente.

 

 

 

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