Occorre proprio un ossimoro per definire il comportamento dei tifosi giallorossi alla vigilia di una partita che può rappresentare lo spartiacque per la volata finale in Europa League.

Nel momento in cui tutti sono chiamati ad uno sforzo importantissimo, per la squadra e per le ambizioni dei fedelissimi della curva, la patata bollente è rimessa solo nelle mani dell’allenatore, dei giocatori e degli altri tifosi fuori porta.

E’ incredibile, seppur in ragione di una coerente protesta, la sconsideratezza manifestata per quest’appuntamento, così come lo è l’attenzione certificata dal comunicato dinanzi a tematiche che non dovrebbero riguardarli direttamente.

Forse gli egregi signori sono ancorati ad un principio riconducibile alla proprietà nel diritto romano, “usque ad sideros et ad inferos”, per il quale, come i loro antenati (con la differenza che sapevano leggere e scrivere molto meglio), credono di essere padroni dello stadio, rivendicando condizioni tecniche e strategiche indispensabili per tifare la propria squadra del cuore.

Siccome loro, proclamatisi quelli che ‘si sono messi di traverso, sono, testualmente, presenti ad ogni trasferta in Italia e in Europa ed hanno tutti 5/10/25 anni alle spalle di Curva Sud, possono, anzi devono ottenere ciò che gli spetta, altrimenti torneranno quando multe e barriere non ci saranno più.

A questo punto l’assunto finale non può che riguardare la società di calcio e la società in senso lato. Questa è l’era contemporanea, cioè quella che è iniziata con la Rivoluzione francese del 1789 e la Rivoluzione industriale prima di giungere ai giorni nostri ed è quella della comunicazione in tempo reale, o per dirla tutta contemporanea.

Perciò, sarebbe ora di iniziare concretamente a capire i problemi reali e surreali, diritti e doveri, esigenze e incombenze, tifosi e squadra, forze e debolezze.

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