Calcio, primi traguardi del Milan: un mercato tra i mercanti e la vittoria morale tra i vincenti

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L’arrivo a “Casa Milan” di Leonardo Bonucci ha scatenato scene di giubilo che, la nuova proprietà del Milan, ha orgogliosamente apprezzato per la prima volta in stagione.

E se il buongiorno si vede dal mattino l’amore per il Milan e la gioia di tornare a seguirlo come un tempo torneranno ad essere un comandamento al quale nessuno intenderà sottrarsi.

E’ facile ritenere che San Siro, quest’anno, sarà invaso da decine di migliaia di tifosi pronti a rinnovare la fiducia alla propria squadra del cuore, con abbonamenti in sequenza che potrebbero avvicinarsi alle grandi stagioni dei record rossoneri degli anni novanta.

Una bolla commerciale che seppellirà inesorabilmente ogni tentativo di dubitare sulla credibilità del progetto rossonero, tanto bistrattato in questi mesi, ma ormai definitivamente acclarato nella sua espressione manageriale.

Idee, decisioni, azioni e accordi: praticamente teoria e pratica prestati alla gestione di un club, che ha trovato la quadra dirigenziale e finanziaria.

Interventi di mercato ben ragionati, che dimostrano pianificazione e rapida elaborazione delle risorse a disposizione, manifestando coordinamento, condivisione e celerità decisionale.

Gli ultimi trasferimenti di Biglia e Bonucci sono un chiaro segnale di guerra a tutte le altre contendenti per lo scudetto, alle quali il rumore di questo Milan potrebbe anche non interessare, ma ignorandolo o, peggio ancora, sottovalutandolo, rischierebbe di procurare tensioni nervose inevitabili.

La forza d’urto con la quale hanno sconquassato il mese di giugno e la prima metà di luglio non possono passare inosservate, perché i tifosi avversari e ogni altro ambiente calcistico subirà inevitabilmente la risonanza scatenata dalla mole dei trasferimenti definiti fino ad oggi.

Le chiacchiere lasciano il tempo che trovano e Fassone, con il suo direttore sportivo Mirabelli, l’hanno capito sin troppo bene; non hanno perso tempo, anzi quello avuto a disposizione l’hanno proprio impiegato ottimizzando ogni risorsa.

Se in Europa non ci si preoccupa di spendere e spandere, perché il calcio restituisce in genere gli sforzi compiuti, in Italia, da quest’anno, tutto ciò potrebbe emularsi, sfondando le barriere delle soglie di bilancio e, finalmente, quelle di sopportazione.

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