Calcio, Premier: Pogba, chi l’ha visto?

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Più che una provocazione, è l’amara conclusione del progetto mediatico che ha favorito il trasferimento di Paul Pogba, idolatrato frettolosamente per opera di straordinari amanuensi abilitati alla cronaca calcistica, dettatagli con singolare capillarità da fior di operatori del mercato.

     

Una speculazione finanziaria che meriterebbe una crisi e più di qualche licenziamento e invece, grazie all’immenso indotto economico, è stata comunque incoraggiata favorendo quell’investimento, difeso con le unghie dai dirigenti dei Red Devils, ma che furbescamente lo stesso Mourinho ha ribadito di non voler commentare (per ovvie ragioni di partito), limitandosi a rimandare le motivazioni del suo ingaggio a coloro che l’hanno concordato.

Peccato che proprio per il medesimo sia stato battezzato come fenomeno e chi ha deciso di acquistarlo ha fatto i conti senza l’oste: il pubblico dell’Old Trafford, che non gli ha mai perdonato le sue prestazioni mediocri e comunque non meritevoli della fama che l’ha condotto in quello stadio, indossando una maglia pesantissima per il blasone internazionale del club più importante di Manchester.

Non c’è bisogno di Sherlock Holmes per capire il piano escogitato dal suo procuratore, ma meraviglia gravemente l’incredibile coraggio dei suoi ex dirigenti, per aver avviato una grottesca trattativa con la Juve su basi economiche di così ampia portata.

Una scommessa che grida vendetta da parte di tanti altri giocatori che gli sono nettamente superiori in tutto, tranne che per l’ingaggio, strappato con encomiabile abilità senza batter ciglio dalla proprietà americana facente capo a Malcom Glazer.

Un oltraggio dipinto come la Gioconda di Leonardo, inestimabile, dimostratosi poi il falso più infedele dell’originale, di cui si parla sempre poco, forse solo grazie ad una virtuosa capacità mediatica dei suoi tutor, che riducono ai minimi termini ogni focolaio di polemiche ed attacchi giornalistici.

Ma poiché il tempo è sempre galantuomo, i nodi finalmente stanno arrivando al pettine.

Sicuramente il suo prossimo trasferimento sarà contrassegnato dalle faconde parole di nostro signore Gesù Cristo, per le quali i suoi aguzzini volevano condannarlo quando gli chiesero se fosse lecito pagare il tributo a Cesare, e Lui, conoscendo la loro malizia, disse: “Mostratemi un denaro: di chi è l’immagine e l’iscrizione?” e loro risposero: “di Cesare”.

Allora egli disse: “Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. Così non poterono coglierlo in fallo davanti al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero.

Allo stesso modo questa mesta lezione non sarà ignorata dai futuri acquirenti, semmai ci saranno, restituendo la giusta dimensione al valore reale del giocatore; ecco perché sarà sacrosanto dare al Manchester quel che è del Manchester e a lui, possibilmente, poco o nulla.

 

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