E non poteva che finire in questo modo: a tarallucci e vino, perché Fassone, con un comunicato lampo, l’aveva messo alle strette il povero James.

Poi, in tutta fretta, ha dovuto rimediare alla figuraccia che si è meritato, non prima di leggere queste parole: “Caro Pallotta, siamo pronti a un confronto sui bilanci del Milan e della Roma. Pallotta ci dice che la proprietà non ha i soldi per comprare il club? Tutti sappiamo che per operazioni di questo tipo vengono fatte con la leva finanziaria. Le cifre riportate dal presidente Pallotta sono sbagliate, ci sono tante imprecisioni. Tutti sanno che la parte relativa al fondo Elliot, al quale fa riferimento, per l’acquisizione del club è di 180 milioni di euro a fronte di un valore di 740 milioni. Non so a cosa si riferisca quando dice: pagheremo le conseguenze. È una minaccia? Abbiamo emesso un bond pari a 50 milioni di euro destinato alla campagna acquisti estiva, siamo al di sotto del consumo di questo bond. Ci sono piani pluriennali, abbiamo presentato all’Uefa un voluntary agreement. Rispediamo al mittente le minacce, è tutto alla luce del sole”.

Una risposta puntuale, chiara, piccata e l’ultima, perché Pallotta è bene che rinunci a parlare coi media, perché ogni volta che lo fa crea danni e soprattutto dice sciocchezze.

Tiri da tre del suo sport preferito, il basket, che però hanno solo la pretesa di centrare il canestro, senza mai farlo realmente.

Gli ha fatti al Milan, come detto e parallelamente all’Inter, riferendosi a Sabatini, che a sua volta ha voluto replicare in questo modo: “nonostante la sfiducia che Pallotta oggi lamenta ho completato una campagna acquisti che per sua fortuna ha portato la mia squadra a ottenere 87 punti in campionato e a garantire 120 milioni di introiti al 30 giugno, permettendogli di passare un’estate esaltante come si evince dai giudizi espressi su cose e persone. Ho sempre ammirato la genialità del presidente della Roma puntualmente riconfermatasi quando ha deciso di accettare le mie dimissioni a settembre e non a maggio quando le avevo presentate. Auspico che la Roma possa in futuro ribadire classifica e introiti con i calciatori individuati e acquisiti dalla nuova gestione permettendo a Pallotta di continuare ad inebriarsi dell’idea di se stesso e della sua presidenza”. 

Un cocktail di chiacchiere gratuite fatte inopportunamente e senza costrutto, che prima o poi potrebbero costargli care e per le quali i tifosi non stanno certo ringraziandolo.

La comunicazione non è certamente il suo ambiente ideale e anche le recenti, velate, minacce sullo stadio lo stanno in parte dipingendo non proprio come uno stinco di santo.

L’augurio per la Roma e tutto l’ambiente è che il seguito di questa vicenda sia il problema minore, perché l’impianto, da febbraio, dovrebbe iniziare a costruirsi davvero.

Fino ad allora Pallotta, farebbe meglio a starsene negli Stati Uniti seguendo la pallacanestro, possibilmente senza rilasciare interviste: almeno divertirebbe di più se stesso e chi non deve ascoltarlo.

 

 

 

 

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