“Ho dato tutto per la Juve e la porterò nel cuore. Io amo il calcio, non gioco per soldi”.

Dopo queste parole, ma sopratutto dopo quelle rilasciate a “Canais Esporte Interativo”, in cui ha dichiarato: “Paulo darà grandi frutti in futuro – ha spiegato – ma credo che per migliorare del tutto, per testarsi, un giorno, non so quando, dovrà lasciare la Juventus”, il popolo bianconero e un po’ tutta la stampa italiana non gli ha perdonato la sufficienza con cui ha esposto il concetto.

Ma al di là dei contenuti sulle considerazioni per Dybala e quelle legate alla scelta di cambiare maglia, forse è il caso di valutare con meno clamore entrambe le situazioni.

C’è chi ha parlato di maleducazione, l’ha definito galletto, un fenomeno e irrispettoso delle regole di spogliatoio, ma a monte non ha previsto ciò che si è verificato giorni fa.

L’ex Barcellona non ha poi così esagerato e, comunque, se le sue dichiarazioni possono essere state interpretate come una resa incondizionata di fronte a formazioni come il Real o, in ogni caso, avverse alla politica di comunicazione dominante in Italia dal dopoguerra, allora sarebbe meglio approfondire tante altre situazioni calcistiche, che generano effetti giornalistici alla stregua di bigotti innamorati di Cristo, ma totalmente infedeli quando escono dalla Chiesa.

Giocatori come il fuoriclasse brasiliano vanno accettati e gestiti al meglio possibile, ben consapevoli che episodi come quelli incriminati possono verificarsi da un momento all’altro.

Stupirsi, o peggio ancora, indignarsi per parole dette e decisioni prese che poco c’entrano con il calcio giocato, servono solo ad alimentare cattivi pensieri, che sarebbe meglio rivolgere a coloro i quali, analogamente, offendono l’onestà intellettuale dei lettori e appassionati di questo sport quando sentono paragoni insulsi o giudizi privi di obiettività.

Il prossimo anno, Dani Alves, giocherà nel Manchester City guidato da Guardiola, con lo stesso ruolo, le stesse intuizioni da esterno d’attacco e le medesime lacune difensive.

Cambierà solo la maglia: non di sicuro l’amore per il calcio e i suoi tifosi.

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