Nel 1984 ci si poteva permettere di sfottere le scelte scriteriate di Lino Banfi, nel celebre film che ha fatto lacrimare gli occhi a tutti gli italiani per tanto tempo, tant’è che poi, nel 2008, è stato riproposto con nuovi attori tra cui l’intramontabile Francesco Totti.

Oggi, a distanza di qualche anno, è più difficile accettare la gestione di questo nuovo gruppo di calciatori selezionati da Ventura e lo è ancor più osservando le scelte tattiche proposte nelle ultime due uscite contro Spagna e Israele.

In un caso è arrivata una scoppola fin troppo severa per gli azzurri e in un altro una vittoria che consente quantomeno di giocarci la qualificazione al mondiale russo.

C’è un eterno problema di fondo che però sfugge ai maggiori critici della Nazionale italiana di calcio e cioè che l’allenatore, o per i puristi il selezionatore, ha il dovere di seguire la propria idea di gioco, cogliendo, dalle sconfitte, gli spunti necessari per migliorare alcuni aspetti tattici, fondamentali per conseguire i risultati sperati.

E’ evidente che contro gli iberici qualcosa non ha funzionato e il tecnico ligure avrebbe potuto, anzi probabilmente avrebbe dovuto tutelare maggiormente il reparto di centrocampo con uno, se non due uomini in più, però se l’Italia tanto bistrattata in questa settimana è sull’orlo di una crisi di nervi da parte di chi l’ha osservata per piacere, è matematicamente qualificata agli spareggi di Novembre con sommo gaudio da parte di chi invece l’ha guidata per dovere.

Una sintesi che, se riflessa con i risultati ottenuti da tante altre selezioni che stanno rischiando grosso, non è poi così deprimente.

Al termine della partita con la Spagna Ventura ha ribadito che il suo percorso tecnico tattico è imprescindibile dall’unica sconfitta maturata dal suo insediamento in panchina.

Del resto, come dargli torto, soprattutto se la maggior parte degli italiani dimentica una massima del loro più autorevole antenato, che già secoli or sono proferiva, con una terzina del paradiso della Divina Commedia, un concetto fondamentale per l’uomo: “libertà va cercando che è così cara come sa chi per lei vita rifiuta”.

Teoricamente, chi non è libero, o si sente tale, può anche rinunciare alla vita; praticamente Ventura difende quest’insegnamento, rischiando la gogna mediatica.

Un compromesso che dovrebbe moderarsi con la qualificazione alla fase finale del mondiale, ma che in ogni caso deve far riflettere chi alza la voce troppo spesso, ignorando gli altri risultati di quelle stesse scelte.

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