La mitologia parla di Partenopeo come il figlio di Melanione e di Atalanta, o secondo altri di Meleagro e della stessa Atalanta, che deve il suo nome al lungo periodo di verginità osservato dalla madre (parthenos significa vergine in greco).

Ma dopo tutto c’è da dire che la verginità di questo Napoli, osannato ed incoraggiato per lo meno da tutti coloro che non credono nella Juventus come la vincitrice del settimo scudetto consecutivo, è ancora intatta, se non altro per non aver ancora perso nessuna partita giocata sino ad oggi.

Sarri, a differenza dell’anno scorso, ha migliorato la fase difensiva e, nonostante gli otto goal subiti in campionato, dà l’impressione di gestire con maggiore consapevolezza l’intero organico; che in campo risponde a suon di reti (32 all’attivo) e una personalità più evidente rispetto al passato.

I detrattori che non credono nella qualità del gioco espresso, o ritengono il Napoli una squadra comunque incapace di consolidare la posizione di vertice, ancorata ad una mentalità provinciale, forse commettono un grave errore.

Soprattutto, valutando erroneamente le sconfitte rimediate nelle gare di Champions contro Manchester City e Shakhtar, dove la squadra ha giocato, ma è stata comunque superata dagli avversari.

Ovviamente i motivi dei kappaò sono diversi, dal valore dell’avversario, nel caso dei Citizen, agli episodi sfortunati (serata da dimenticare di Reina e Milik) per quanto riguarda la trasferta ucraina, ma con un comune denominatore: un valore complessivo indiscutibile, che continua a poter far credere nella consacrazione di questo gruppo.

In molti, invece, c’è la convinzione che la rosa degli antagonisti bianconeri, o giallorossi, sia migliore e, in ogni caso, superiore per valore tecnico.

Ma se la conclusione può essere affrettata, per via di normali apprezzamenti che ognuno può favorire a seconda delle proprie simpatie o antipatie personali, non lo è affatto l’oggettivo numero di calciatori che questo Napoli utilizza per fiorire in Italia e in Europa.

Onestamente, dopo un terzo della stagione regolare, i segnali evidenti di stanchezza manifestati in questo periodo cominciano a preoccupare non poco, perché oltre agli undici titolari inamovibili (ora deficitari di Ghoulam lungodegente come Milik), c’è qualche giocatore e poco più.

Ed essendo, il Napoli, diventata di fatto una squadra tra le migliori d’Italia, le esigenze tecniche (di qualunque allenatore), e della tifoseria, sono ormai aumentate esponenzialmente.

La città merita un mercato mirato e qualificato, perché ciò che è stato costruito deve essere valorizzato in maniera efficace e congeniale per la rosa attuale.

Napoli, che piaccia o no, è in vetta al torneo ed è comunque riconosciuta come una delle formazioni che gioca meglio al calcio, e come tale ha diritto a puntare ancora più in alto di quanto non abbia fatto in questi anni.

Gennaio è vicino e la prima sconfitta forse ancor più; e siccome la verginità è una valore importante va bene preservarlo, ma solo se serve a far nascere un nuovo, grande Partenopeo.

 

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