Calcio, Maradona contro Messi e un peluche in carne e ossa

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“Messi non è un tipo da aggredire, dice Maradona. Quando l’ho guidato per un anno mi sembrava più un peluche che un calciatore”. 

L’elefante e la farfalla è una bellissima canzone di Michele Zarrillo che racconta una magnifica comparazione tra due esseri meravigliosi, ma straordinariamente diversi, nella quale il più grande, l’elefante soffre la sua pesantezza ammirando la leggerezza della farfalla, più libera di volare dappertutto.

Alla fine del brano, però, è il cuore ad essere il comune denominatore della loro anima e Maradona, probabilmente, da argentino puro sangue, dentro di se è inevitabilmente infastidito dal più giovane fuoriclasse, pur rimanendo affascinato dall’incredibile talento.

L’ex Pibe, ogni volta che ha l’occasione di essere intervistato trova sempre il modo di rilasciare dichiarazioni più o meno insensate, dimenticando purtroppo ciò che lui ha rappresentato da Napoli in poi, come se le interminabili figuracce rimediate da selezionatore ed opinionista a nulla valessero.

Non c’è molto che lui possa insegnare al giocatore più forte degli ultimi vent’anni, anche perché il palmares parla chiaro e lui, pur essendo riconosciuto ancora oggi il calcio per antonomasia, può certamente essere accostato ad altri grandi fenomeni del calcio moderno; a partire da quello brasiliano, Ronaldo, incantevole attaccante di Inter e Real Madrid, al più recente portoghese fresco campione d’Europa, fino appunto alla “Pulga” di Rosario.

Una storia che non può essere travisata né da lui né da chiunque abbia calcato i campi più importanti del mondo.

Se con le sue espressioni si ritiene ameno e divertente allora sarebbe ora che qualcuno gli suggerisca di evitare; se le medesime son dette per offendere, qualcun’altro gli ricordi cosa ha vinto lui e il suo successore.

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