Da Santo Stefano a San Stefano. E’ praticamente questo il denominatore comune di due scelte scellerate, coincise dal primo esonero ai danni di De Boer, olandese criticato oltre misura, e quello di Pioli allontanato nel giorno in cui la Juventus, ironia della sorte, ha ottenuto la finale di Champions League che giocherà il tre giugno a Cardiff.

L’uomo incaricato di sostituire il tecnico parmense è lo stesso dell’altra volta: Stefano Vecchi, allenatore della primavera, che è stato chiamato a dirigere la prima squadra per la seconda volta in pochi mesi.

Un tempismo che è relativamente interessante rispetto allo sfascio politico societario della nuova proprietà cinese, che può anche permettersi di sbagliare, avendo un’importante solidità economica (già ostentata in estate con acquisti capricciosi e poco determinanti ai fini della compiutezza organica del gruppo), ma ha l’obbligo di iniziare a capire bene dove si trova e cosa gestisce, per evitare altre potenziali figuracce che metterebbero nuovamente in ridicolo una società tra le più importanti d’Italia.

Purtroppo la decisione è anche comprensibile, perché i giocatori non sono più sintonizzati con il club e con gli obiettivi minimi da raggiungere prima della fine del campionato.

Ma ciò che preoccupa maggiormente è lo scenario delineato da più di qualcuno con le voci di mercato legate all’ingresso di Sabatini nel quadro dirigenziale, che scatenerebbe la rivoluzione dell’attuale area tecnica diretta da Ausilio e Gardini.

In verità era abbastanza normale credere che tutto questo sarebbe avvenuto comunque in estate, ma la notizia dell’esonero ha definitivamente aperto un solco di rinnovamento che però lascia numerosi dubbi sulla bontà delle pianificazioni che stanno perfezionandosi.

Non è chiaro se Ausilio rimarrà al proprio posto e chi sarà l’allenatore, ma soprattutto se Kia Joorabchian sarà ancora il consulente di mercato di Suning.

Ciò crea ancora più disordine rispetto ad un progetto tecnico più omogeneo e confacente ad una rifondazione armoniosa e priva di più galli nel pollaio.

Alla luce dei risultati sportivi fin qui ottenuti da Zhang junior e Zanetti, in molti hanno criticato l’operato della società, valutando negativamente le capacità gestionali delle problematiche evidenziate dall’estate fino ad oggi; infatti i nodi sono arrivati al pettine e le defezioni in termini decisionali hanno prodotto le reazioni viste in campo.

Ora, pur con le attenuanti generiche, la nuova proprietà non può permettersi di affidare l’Inter a doppioni con gli stessi ruoli manageriali, perché procurerebbe mali ancora peggiori rispetto a quelli attuali.

Considerando il finale di stagione il prossimo campionato deve assolutamente riguadagnare i nerazzurri per la lotta scudetto, perché sbagliare è umano, ma consentire alla Juve l’ennesimo show sarebbe decisamente diabolico.

 

 

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