L’errore più grave che si può commettere è quello di ritenere favorita la Juve per aver dimostrato la sua forza al cospetto di alcune delle migliori squadre d’Europa.

Purtroppo già da ora qualcuno ha iniziato a farlo e con valutazioni che stridono soprattutto per un’osservazione sbagliata concettualmente.

E’ stato detto, attraverso una lettura tattica pur condivisibile dello schieramento bianconero e, del valore dei suoi interpreti, che Cristiano Ronaldo a Torino farebbe o il tornante o la riserva e che Dybala è un giocatore che non esiste altrove, ritenendo, tra l’altro, che attualmente nessuno al mondo gioca a calcio come lui.

Al di là del giudizio tecnico che è personale, anche se oggettivamente è riconoscibile la sostanza di ciò che è stato affermato, considerare Ronaldo un probabile tornante, o addirittura, una riserva in questa Juventus, è sconcertante e forse anche offensivo.

Qualsiasi termine di paragone o qualunque disamina tecnico tattica non può, in questo momento, consentire di nominare superficialmente alcuni fenomeni assoluti del calcio moderno, accostandoli ad un club che rispetto ad essi non ha vinto nulla di più e forse mai sarà capace di farlo.

Non si mescola l’oro con un materiale sconosciuto, perché sebbene sia comprensibile la nobile interpretazione della perfetta sintonia tattica dei bianconeri, Ronaldo è un fuoriclasse che la Juventus non potrà mai permettersi e che se l’avesse avuto in organico, avrebbe senz’altro, già da tempo, garantito una serie di titoli europei.

Un fenomeno che ha realizzato appena da poco 400 reti con il Real Madrid può a malapena essere nominato e Higuain o Dybala quei numeri, probabilmente, faranno fatica a raggiungerli in tutta la loro carriera.

I record di Ronaldo sono talmente tanti che forse non sono ben conosciuti e dunque pare facile poterne parlare con una discreta leggerezza, ma la sostanza di quei numeri dicono molto altro.

Solo pensare di poter scrivere tranquillamente che la sua collocazione tattica sarebbe tornante o riserva è una bestemmia che grida vendetta, e se lo stesso asso portoghese dovesse leggerla magari complicherebbe ancor di più il cammino verso la vittoria finale.

Sarebbe meglio elogiare saggiamente ogni singolo dettaglio che sta caratterizzando i successi juventini senza necessariamente favorire congetture giornalistiche utili solo ad alterare concetti già abbastanza comprensibili.

E’ sotto gli occhi di tutti la magnificenza organizzativa degli uomini di Allegri, ma lo è altrettanto quella dell’attaccante portoghese; a buoni intenditori poche parole.

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