Calcio, Juventus: “verba volant scripta manent”

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“Mi fanno ridere…, fatevi sotto, chi vince e chi odia, Juve e arbitri rumore per nulla, i vostri insulti la nostra forza, gli altri bla bla la Juve boom boom, nemiche d’Italia, provate a prenderci, Gigio futuro Juve, troppe parole, closing scudettoi vendicatori, ma fateci il piacere…”.

Bene, questi sono solo alcuni dei più recenti titoli del quotidiano sportivo torinese rivolti ai vari lettori, rei, ovviamente, di non capire quanta ricchezza, virtù e meritocrazia contraddistingue l’ambiente bianconero.

Ci mancherebbe, la banda di Allegri è prima nel Ranking Uefa e in Italia per titoli nazionali, primatista in vari record del campionato maggiore (e cadetto); ed è pronta, ormai, a vincere quella Champions League tanto desiderata dal 1996.

Del resto Pjanic, nell’ultima intervista rilasciata al quotidiano medesimo, ha voluto chiarire il suo punto di vista sulle critiche piovute attorno alla squadra nell’ultimo periodo, puntualizzando la differenza esistente con le altre realtà italiane in questo modo: “è una questione di mentalità, ogni giorno ti mettono in testa di preparare al massimo e bene la prossima partita, non si parla di nient’altro. Sono dei killer, dei veri killer.

Poi, ancora, ha aggiunto: “è pazzesco come ogni dettaglio, ogni minimo dettaglio, se coinvolge la Juventus venga ingrandito al massimo. E’ pesante. Ed è anche triste. Perché non vengono riconosciuti fino in fondo i risultati che stiamo ottenendo. Mai capitato nella mia carriera di affrontare un avversario che si scansa e ancora di meno da quando sono alla Juventus: ogni partita è difficile”.

Degli aspetti squisitamente politici si è invece occupato direttamente il numero uno, il capitano juventino Gianluigi Buffon, che recentemente ha rincarato la dose con le dichiarazioni di “non stima verso chi fa pañolade e crea polemiche sterili”, commentando così le sopravvenute cordate straniere nel mondo del calcio italiano: “la Roma agli americani, le milanesi ai cinesi… povera Italia. È una sconfitta per il nostro calcio e le nostre tradizioni”.

Dunque, da questa analisi critica del mondo juventino, il sunto dedotto è abbastanza chiaro, tant’è che il risultato scaturente, in una comparazione con gli outsider nazionali, sembrerebbe proprio ricondurre a quel famoso detto della volpe che, quando non arriva all’uva, dice che è acerba.

Perché purtroppo, se qualcuno l’ha dimenticato, è fresco il ricordo della finale di Champions League persa con il Barcellona e neanche troppo lontano è quello di tre anni fa in Europa League, con una finale che si giocava a Torino, allo Juventus Stadium, che non fu raggiunta dall’invincibile armata bianconera nel doppio confronto con il Benfica, procurando una cocente eliminazione nella semifinale del torneo.

Quindi, sostanzialmente, questo tracotante atteggiamento mediatico si è piuttosto trasformato nella panacea degli insuccessi internazionali, a cui si è sommata l’invereconda e continua ostentazione delle loro capacità, in un mare di mediocrità che gli ha circondati, divenuta conseguentemente complice e carnefice del loro destino al tempo stesso.

Pertanto, al posto dello sfarzo calcistico vagheggiante nelle parole degli editorialisti e dei protagonisti societari, sarebbe meglio cominciare a pensare seriamente di salvare il salvabile, soprattutto perché l’ambiente juventino è da sempre inviso per le cronache del recente passato e per numerosi episodi quantomeno discutibili.

Allora, allo scopo di ottenere l’invidiato ed agognato marchio nell’albo d’oro della Champions League, rispetto a cotante proclamazioni di onnipotenza, si esprimano le giuste parole e una volta per tutte si scriva la storia…

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