E’ stata una partita già giocata nella testa di milioni di tifosi che quasi non stupisce, come peraltro ben ricordato da Allegri nel dopo partita, con un risultato finale che è solo la naturale conseguenza dello strapotere fisico e mentale di questo gruppo meraviglioso.

Giocatori totalmente immolati per la causa bianconera, profondamente dediti al raggiungimento di tutti gli obiettivi stagionali e dopati con un’overdose di autostima e sicurezza che li rende perfino sacripanti rispetto a qualunque avversario.

I monegaschi, invece, sembra siano scesi in campo in qualità di principi e non di calciatori, senza la cattiveria dei più agguerriti lottatori di Tracia e senza quel coraggio che chiunque credeva avesse impensierito Buffon e compagni, in realtà raramente impegnati se non in qualche sporadica occasione.

Mbappè e gli altri non hanno preoccupato oltre misura una squadra monolitica, ormai abituata a gestire i tempi di gioco suoi e degli avversari, senza mai subire quelle accelerazioni in grado di farsi superare mandando in porta attaccanti o mezzali a rimorchio.

Un merito che rende la Juventus senza alcuna ombra di dubbio la squadra da battere in Italia e nell’intero continente, con lo stile italiano e una conoscenza europea dei concetti di gioco che le permettono di affermarsi fino al gradino più alto.

Oggi, più di tre anni fa contro il Barcellona, possono utilizzare quella sconfitta alimentando la rabbia necessaria per vincere anche la finale di Cardiff, pur avendo di fronte un’altra squadra di altissimo spessore tecnico e caratteriale.

Ogni pronostico è rinviato al dopo gara di ritorno fra una settimana, ma chiunque può già iniziare quei “solitari” che spesso non riescono, ma che quando si completano riempiono tutti di gioia.

Per ora: chapeau Juventus.

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