Questo pezzo di storia calcistica italiana sta conclamando l’impresa della Juventus per i sei scudetti consecutivi, vinti con il grande lavoro della società, abilissima nella gestione della squadra, e l’impegno massimale di ogni calciatore che è transitato a Vinovo vestendo la maglia bianconera.

Un periodo di glorioso successo che porta la firma del Presidente Andrea Agnelli, capace di rivoluzionare un ambiente deluso e rassegnato per le conseguenze di Calciopoli, fino a farlo diventare un’oasi di beatitudine, per giocatori considerati in là con l’età, o non all’altezza di indossare la prestigiosa camisetta juventina. 

Con lui hanno collaborato Nedved, uomo di fiducia e riferimento per i giocatori e il bravissimo Marotta che, ad eccezione di qualche operazione di mercato del tutto inappropriata, ha allestito, assieme a Paratici, formazioni sempre più competitive, garantendo tutti quei record riconosciuti a livello europeo.

Una strada ben asfaltata che ha condotto la squadra a maturare anche una certa esperienza internazionale, per la quale nella stagione 2014-2015 ha avuto l’onore di giocarsi la finale di Champions League con il Barcellona, poi persa per 1-3 all’Olympiastadion di Berlino.

Un traguardo fino ad allora impensabile, considerando il valore complessivo delle avversarie in Europa, che ha però ha fatto capire ai dirigenti bianconeri di aver raggiunto un livello così alto da cercare la definitiva scalata inserendo qualche campione in grado di perfezionare alcuni tasselli del proprio schieramento tattico.

E in effetti l’arrivo di Higuain, Pianjc, Khedira, Dani Alves e Mandzukic ha contribuito a migliorare una generale fisicità e una qualità tattica, favorendo quella cavalcata ammirata da tutti nel torneo di quest’anno.

Ma se letteralmente “leggenda” deriva dal latino legenda che significa “cose che devono essere lette”, “degne di essere lette”, l’utilizzo fatto dai giornali all’alba del sesto scudetto, è quantomeno eccessivo rispetto al puro significato che invece sarebbe attribuibile all’evento.

Se la vittoria, straordinaria e in un certo senso leggendaria, va doverosamente proclamata, il tono con cui è stato riconosciuto questo grande risultato è piuttosto carico di sentimenti, al punto che rischia di far ricadere un fatto pur importante in quella che viene definita normalmente leggenda popolare.

L’affermazione meravigliosa avuta in questi sei anni non deve essere ovviamente sminuita, ma non può certamente essere giudicata con quell’enfasi manifestata su tutti i quotidiani, trattandosi di un successo nazionale che, al cospetto di storie europee ancora più lodevoli avvenute nella storia di questo sport, meriterebbe una considerazione più obiettiva.

Perché se ora questa squadra è entrata nella leggenda d’Europa, tra qualche giorno potrebbe tornare ad essere solo un fatto di eccezionale storia contemporanea d’Italia.

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