E’ la testa il segreto del successo di questa squadra granitica, che anche stavolta ha saputo superare ogni difficoltà con una forza disarmante, guadagnandosi elogi e congratulazioni da tutto il mondo calcistico.

Perché se qualcuno, fino ad oggi, ha potuto criticare il gioco, la tattica, l’estetica, oggi deve inchinarsi alla magistrale conduzione societaria di un’azienda che è sana nella “capa” direbbe qualcuno, dove è più importante, e dove si decide ciò che serve, come agire, come difendersi e come ottenere, o almeno sperare di farlo, qualunque obiettivo, qualunque traguardo.

La storia juventina dell’ultimo decennio è stata riscritta facendo tesoro degli errori del passato, scardinando le mele marce dal proprio cammino, disintegrando le illazioni che ne avevano pregiudicato la credibilità interna ed esterna, rivoluzionando l’architrave di un quadro dirigenziale, che poi l’ha riportata all’apice dei successi recenti, con scudetti in raffica e due finali di Champions League.

E se i meriti maggiori li ha la società, pronta a perfezionare l’organico con innesti di ottimo livello, gli allenatori che hanno favorito il cambiamento decisivo, Conte e Allegri, hanno fatto il resto, dimostrando di essere due teste calde e di primissimo livello, con idee chiare e un progetto tecnico in grado di qualificare un ambiente già esaltato dalla propria forza e arricchito di una tale rabbia sportiva ed autostima da esserne scalfiti e marchiati a fuoco per renderli eternamente vincenti.

Oggi si assiste al collasso emozionale di ciò che le menti hanno preparato per il banchetto finale, con quei trionfi bisognosi di essere suggellati dall’ultimo vero passo importante, permettendo finalmente ad ogni juventino di liberare la gioia per essere tornati anche in cima all’Europa e non volersene tornare più giù.

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