A dispetto delle barzellette di tanti anni fa che iniziavano: c’è un tedesco, uno spagnolo ed un italiano, Lahm, Alonso e Totti hanno quelle nazionalità, ma nella loro carriera hanno fatto tutto sul serio, vincendo complessivamente campionati, coppe internazionali, europei ed il titolo più importante per un calciatore, il Mondiale.

Ad eccezione dello spagnolo che da Tolosa, città natale, ha costruito la sua carriera partendo dalla Real Sociedad, arrivando al Liverpool di Rafa Benitez (dov’è esploso definitivamente fino al trasferimento al Real Madrid, concludendo al Bayer Monaco la sua avventura nel mondo di questo sport meraviglioso), gli altri due fuoriclasse sono nati, cresciuti e pasciuti nella rispettive società di appartenenza.

E anche se Lahm ha trascorso due stagioni in prestito allo Stoccarda, la sua società, proprietaria da sempre del cartellino, l’ha richiamato a Monaco per contribuire alla realizzazione dei suoi sogni e di quelli del club, perché con la maglia rossa fuoco ha acceso quello dei tifosi, collezionando vittorie importantissime, solcando la fascia come in pochi nel suo ruolo sono stati capaci fare.

Talenti straordinari che hanno impressionato per la serietà in campo e per le doti tecniche esibite ovunque, che anche alla fine del proprio ciclo calcistico si sono distinti evidenziando attaccamento alla maglia e un comportamento ineccepibile fuori dal campo.

Bandiere che saranno ammainate per ciò che riguarda il calcio giocato, ma che resteranno appese sui loro stadi per sempre, ricordando a coloro che sceglieranno di giocare con lo stesso numero, di onorare la gloria per le gesta consumate in ogni luogo del globo.

Un riconoscimento che il pubblico e le società non hanno fatto mancare nell’ultima partita all’Allianz Arena, dove Lahm e Alonso hanno ricevuto infiniti applausi e cori di gioia dai propri tifosi, che ricorderanno per sempre ripercorrendo partita dopo partita le emozioni positive e negative vissute.

Un amore per il calcio che ha superato ogni difficoltà sul proprio cammino, per il quale è arrivato il momento di fermarsi e sedersi davanti ad un tavolo ammirando finalmente cosa sono stati in grado di fare.

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