Contro ogni perplessità, contro qualche parere contrario, come quello di Gigi Simoni (intervistato opportunamente per dire la sua sulla scelta del prossimo tecnico dell’Inter, nell’ambito della quale l’ha sconsigliato per via del suo passato bianconero, favorendo decisamente la candidatura di Diego Pablo Simeone), i nerazzurri hanno in mente più di ogni altro Antonio Conte.

Questo fuoriclasse, ora sulla panchina del Chelsea, ovunque abbia allenato ha lasciato solo ricordi straordinari, contrassegnati da vittorie superlative o da record storici.

L’ultimo esempio è l’Italia post Prandelli, ribaltata come un calzino, fino a diventare l’avversario più pericoloso dello scorso europeo francese, conclusosi sfortunatamente ai calci di rigore con la Germania.

Un livello tecnico quasi irraggiungibile, misteriosamente insediato nell’uomo, che i risultati riescono solo in parte a giustificare.

Una mescola di carattere, rabbia e furore agonistico che Conte è in grado di far intravedere in ogni suo giocatore, trasmettendole con qualità che sembrano alla portata di tutti, ma che evidentemente lui, più di altri, ha già in se e conosce benissimo.

E’ difficile spiegare il fenomeno salentino, perché i suoi metodi e le sue conoscenze non possono essere diametralmente opposte a quelle degli autorevoli colleghi, ma i risultati sportivi che sta ottenendo in carriera celebrano le lodi di un mister che in questo momento pare sia l’unica speranza per risanare le crepe enormi sopravvenute su Appiano Gentile.

Un crollo mentale e psicologico che sta facendo franare ogni intervento fatto in questi due anni, che in questa parte finale del torneo è stato spazzato via con una fragilità sconcertante, annichilendo tutto il lavoro fatto e il relativo mercato.

Calciatori che hanno messo in discussione seriamente le loro qualità tecniche e professionali, che hanno davvero bisogno di una scossa morale per poterle rimettere in evidenza.

E se Sabatini è l’uomo scelto per supervisionare le squadre di Suning, allora Conte può veramente diventare più di un sogno, perché i rapporti tra i due sono ottimi e perché il progetto della proprietà in termini d’investimento è ampiamente alla portata dell’Inter.

L’offerta è in bianco, o meglio è come se lo fosse, perché Mister Zhang si è stufato sul serio e per lui sarebbe pronto ad accontentare qualunque desiderio economico e di acquisti importanti in estate.

I 14-15 milioni a stagione messi sul piatto sono solo una parte di quelli che potrebbe offrire pur di farlo sedere sulla panchina dei nerazzurri.

Una sorta di bingo che è già stato vinto prima ancora di iniziare a giocare, con l’unica differenza che al tavolo ancora non si è presentato nessuno.

Ma se in Italia la Juve è la squadra da battere, lui, probabilmente è l’unico capace di farlo concretamente; allora Zhang, Sabatini, o Ausilio, o i milioni di tristissimi interisti, sono pronti ad una conversione religiosa pur di vederlo nei panni del futuro allenatore, per smettere definitivamente di sognare, svegliandosi da un sonno profondo che dura ormai dal 2010.

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