“Vogliamo vincere lo scudetto. Noi -ha detto a Radio Anch’io Sport – giochiamo per fare del nostro meglio e dopo essere arrivati secondi l’anno scorso è doveroso giocare per vincere il campionato. L’obiettivo è quello, e poi di fare meglio possibile in tutte le competizioni”.

Parole inequivocabili, per i tifosi, la stampa, i media, l’allenatore, la squadra, la città.

Non ci sono dubbi, la società è convinta che quest’anno Di Francesco e i suoi calciatori possano davvero arrivare primi in classifica; forti dell’esperienza accumulata in questi anni e consapevoli della proprio livello tecnico, a loro parere, secondo a nessuno.

Considerazioni che l’amministratore della Roma ha inteso esternare con estrema chiarezza, correggendo il tiro solo quando, parlando del percorso in Champions, ha dichiarato: “la Roma è in un girone ad altissimo coefficiente di difficoltà, ma l’affronteremo nel migliore dei modi. Dopodiché dovesse verificarsi di non passare il turno, giocheremo l’Europa League, e non sarebbe un fallimento”.

Effettivamente i presupposti ci sono tutti, perché l’organico è di buon livello e l’esperienza non manca; c’è solo un problema in più rispetto all’anno scorso: un Napoli travolgente, una Juventus ancora lì al primo posto e un’Inter al secondo, contro la quale è stato perso lo scontro diretto.

Non esattamente il massimo per i giallorossi, che in più devono affrontare un girone di coppa complicatissimo, nel quale hanno pareggiato in casa con l’Atletico Madrid e sono obbligati a giocarsi la qualificazione dovendosi misurare anche con il Chelsea di Antonio Conte.

Impegni tosti, dal punto di vista fisico e mentale, che quasi certamente toglieranno preziose energie in campionato, dove il prossimo match, a San Siro, ci si giocherà già molto contro un Milan ferito, offeso e probabilmente indiavolato dopo le parole di Fassone.

Dunque, un momento decisivo dove l’unico comandamento è vincere e dove l’unico modo per farlo è parlare il meno possibile.

Abitudine che solitamente contraddistingue le grandi squadre e che la proprietà americana, per mezzo del suo amministratore delegato, intende acquisire concretamente, per riportare i tifosi della Roma allo stadio e, come si diceva una volta: al centro del mondo.

 

    

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