Calcio, Europa League: ciò che è e ciò che poteva essere

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L’ennesimo fallimento delle italiane in questa competizione ha partorito una finale, a Stoccolma, che vedrà di fronte il Manchester United di Mourinho e l’Ajax di Bosz.

Un cocktail di pragmatismo e calcio d’attacco che sicuramente appassionerà i fedelissimi inglesi, ma soprattutto olandesi, che dopo ventun’anni ritrovano la pole position per aggiudicarsi un trofeo internazionale.

Risultato storico, che deve far meditare ancor di più quanto fatto da Roma e Fiorentina, approdate nella fase finale del torneo, ma che non hanno avuto la forza di superare in sequenza il Lione, eliminato proprio dall’Ajax, e il Borussia Moenchengladbach, che nei due scontri con i viola li hanno surclassati di reti meritando il passaggio agli ottavi.

Una delusione cocente che, come ogni anno, tocca evidenziare, osservando purtroppo le altre squadre, ampiamente alla portata dei club italiani, contendersi un’Europa League che evidentemente non è più ritenuta poi così importante.

Un peccato veniale che in questi anni è costato caro in termini di Ranking Uefa, penalizzando un posto nella Champions League e che, fortunatamente, grazie all’ultima riforma ritroveremo miracolosamente.

La Roma, senza ogni dubbio, avrebbe potuto ed avrebbe dovuto centrare il traguardo della finale e invece ha ceduto il passo ad un Lione che contro gli olandesi di Amsterdam si è inchinata, nonostante una prova superba nella gara di ritorno in Francia.

Una batosta che mette il dito in una piaga, confermando i limiti delle nostre squadre a livello europeo, che ci si auguri cessino quanto prima attraverso un cambiamento celere e determinato, per rivedere, come un tempo, i club più importanti rigiocarsi le stesse finali dominate per anni.

Per ora possiamo solo ammirare l’orgoglio di Manchester che, pur non partecipando alla Champions, ha saputo trovare ugualmente le giuste motivazioni per riaffermarsi in Europa, con una coppa che le manca e le lacrime del suo allenatore.