Non è necessario scomodare disquisizioni filosofiche per addentrarsi nella tematica dell’essere, in sostanza ciò per cui una cosa è quel che è, ma se negli ultimi anni i vari Messi e Ronaldo hanno caratterizzato gli attacchi di Barcellona e Real Madrid, procurando successi internazionali in sequenza, questo momento storico potrebbe variare il motivo delle vittorie future, tornando a valorizzare ciò che quasi sempre ha fatto la differenza in campo: la difesa.

Più di 300 goal da una parte, o 400 dall’altra, rappresentano la storia recente della Champions League e della Liga spagnola, che ci ha permesso di ammirare e constatare l’elemento tecnico che ha fatto la differenza con tutte le altre squadre.

Sette anni fa, nel bel mezzo dell’avvento dei fenomenali Messi e Ronaldo, l’Inter del triplete, fu capace di far valere la fase difensiva contro la qualità tecnica e l’incisività superlativa di quella offensiva, affermando valori altrettanto importanti come l’organizzazione tattica e la copertura degli spazi.

Oggi, dopo la razzia di coppe fatta da questi formidabili fuoriclasse, è forse tornato un momento in cui la vittoria sarà maggiormente raggiungibile più che per mezzo di un ottimo attacco, grazie alla migliore capacità di stare in campo.

Anche perché, ad alti livelli, la qualità media di chi aspira a qualunque successo è già un fattore predominante e sottinteso, ma la tattica tanto odiata in alcuni angoli del continente, è molto probabile che torni ad essere al centro degli obiettivi di squadra, premiando più di ogni altro gesto tecnico, lo sforzo collettivo nella fase di non possesso.

E del resto, dinanzi alla potenza straordinaria delle doti balistiche di questi campioni, l’arma principale in dotazione ai grandi club, è proprio quella di sapersi frapporre fisicamente e tatticamente, assorbendone ogni virtuosismo.

In Inghilterra, ad esempio, ci sono manager, Mourinho, Conte e Pochettino, che questo concetto ce l’hanno ben chiaro nella loro cultura del lavoro.

E proprio queste squadre, chissà, potrebbero emergere nella fase finale della stagione, confermando una sensazione che per vincere occorre senz’altro segnare, ma spesso vince chi tutto ciò è altrettanto bravo ad impedirlo.

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