Moment please, e il riferimento non è certamente alla pillola magica per il mal di testa (che più di qualcuno, ieri, ha ingoiato per sedare la tensione pre partita), ma al momento sacrosanto per onorare questa vittoria strameritata, arrivata grazie all’impegno massimo di tutti i giocatori scesi in campo.

Perché ce n’è sempre uno per tutto nella vita, e questo, è senz’altro quello in cui gioire, per un successo tanto sperato quanto orgogliosamente ottenuto in previsione della gara di Barcellona.

Ma ora, però: “humi pedibus manibusque”, direbbero i romani, che mani e piedi per costruire con memorabile caparbietà ed abile conduzione politica la forza del loro impero, le hanno sempre messe con dovizia, gestendo situazioni ben più complesse e decisive per le sorti millenarie della loro storia.

Il passaggio di turno, è ormai un obiettivo ampiamente raggiungibile, considerando la battaglia di Torino, che molti, o forse anche tutti, ricorderanno per sempre, perché ha contrassegnato in un senso e nell’altro le attuali condizioni delle due squadre, evidenziando da una parte i limiti già messi in luce in occasione degli ottavi di finale e dall’altra le grandi doti caratteriali con cui sono maturate le concrete speranze di arrivare in cima alla competizione.

Segnali inequivocabili che non devono, però, illudere i tifosi e l’ambiente nella logica qualificazione, credendo, in questo frangente, che il più sia stato fatto, perché è proprio ora il momento di rimanere concentrati nella preparazione della partita che si disputerà fra sei giorni, in uno stadio carico di aspettative e stracolmo di supporter indiavolati per l’ennesima “remuntada”.

La gara di ritorno ha infatti già in se tutti gli ingredienti per scongiurare quel fallimento tecnico, che a Barcellona auspicano, così come accaduto qualche settimana fa ai danni dei francesi del Paris Saint Germain.

Per adesso sembra ovvio che tutto ciò appaia impensabile, poiché la prova di forza dei bianconeri è stata fin troppo evidente, con un coraggio oltre misura nel confronto uomo contro uomo, architettato in tutte le zone del campo, mettendo in luce quell’applicazione tattica, su cui l’allenatore toscano, ha sicuramente dedicato ore e ore di lavoro a Vinovo.

C’è bisogno di ectotermia (un tipo di termoregolazione di alcuni animali), per mantenere calma e sangue freddo, perché nella bolgia del Camp Nou, qualcuno potrebbe svenire, lasciandosi condizionare da un eccesso di endotermia (suo contrario), cedendo alla paura di aver già passato il turno.

Perciò mani e piedi a terra ben saldi, prima di entrare sul terreno di gioco, per scavalcare, al novantesimo, ogni ostacolo fino alla tribuna d’onore, abbracciando amici e parenti che, insieme a loro, vivranno palpitanti ogni istante dell’impresa più importante di questo ciclo straordinario.

 

 

 

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