Calcio, Champions League: derby d’andata e il caso è chiuso

Una partita che a Madrid molti si aspettavano, ma che non tutti credevano potesse definirsi con tali proporzioni, per la posta in palio, perché era una derby e soprattutto per il livello dell’avversario.

Proprio quest’ultimo però ha alzato bandiera bianca dopo appena pochi minuti, favorendo le scorribande degli abilissimi esterni di difesa e di quelli micidiali d’attacco, servendo su un piatto d’argento una vittoria che sancisce in maniera quasi inequivocabile la fine dell’avventura dei colchoneros in Champions League e chissà di Simeone a capo dei suoi.

Una prestazione priva dei connotati tattici che hanno reso l’Atletico una delle squadre più temibili nel panorama continentale, caratterizzando quella solidità difensiva capace di resistere agli urti di formazioni molto più dotate tecnicamente che invece, contro i campioni in carica, si è incredibilmente squagliata abbandonando il sogno di potersi imporre almeno una volta negli ultimi tre anni.

Eppure tutto lasciava pensare che proprio stavolta il clan del tecnico argentino avrebbe agito con la massima attenzione ad ogni attacco dei blancos, aspettando ogni minimo errore per colpire in contropiede, ma proprio questi, fatalmente, hanno iniziato a farli loro, spianando la strada verso una serata di gloria che ha regalato alle merengues una vittoria schiacciante che non lascia dubbi sul passaggio di turno alla finale del tre giugno a Cardiff.

Errori che si sono ripetuti un po’ in tutti i reparti, con un’insolita precisione nei passaggi e una manovra sterile quanto affannosa in fase di costruzione, mai sublimata da una giocata che potesse dare almeno coraggio per cercare di favorire qualche indecisione della difesa madrilena.

Una partita che ha confermato l’ottimo stato di forma degli uomini di Zidane, sempre più mattatore insieme a Cristiano Ronaldo dei successi del Real, che dopo due anni in panchina  potrebbe superare Ancelotti come l’allievo fa col maestro, chiudendo definitivamente un altro caso: quello di fuoriclasse in campo e primo allenatore con due Champions consecutive.

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