Calcio: Arbitri, “VARiamo e Viriamo”

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Diciamoci la verità: è diventato abbastanza antipatico catalizzare l’attenzione sulle decisioni arbitrali e ciò a cui si è assistito in Sassuolo Milan, Lazio Udinese e Inter Roma rappresenta ormai una pedissequa incapacità di saper valutare, gestire e governare le dinamiche di quegli episodi.

Sono molte le parole che potrebbero definire il giudizio della classe arbitrale, ma una su tutte sentenzia inequivocabilmente lo stato in cui riversa: irregolare, perché agli interpreti manca lucidità, a volte competenza, e l’attenzione necessaria per evitare errori grossolani, chiaramente penalizzanti nei confronti delle squadre che li subiscono.

Le partite si giocano ad armi pari, senza alibi, ma soprattutto con la garanzia di lottare per vincerle.

Motivo per il quale non è più tollerabile questo andazzo malsano, che durante gli incontri condiziona fortemente il momento psicologico dell’una o dell’altra formazione.

A parere dell’AIA sono stati fatti importanti passi in avanti con l’introduzione degli assistenti di porta, ma i risultati scaturiti hanno dimostrato inefficienza e, in alcuni casi, cecità per assicurare un regolare svolgimento delle partite.

Per anni abbiamo assistito inermi e contrariati dinanzi a ripetute, scadenti e imbarazzanti direzioni di gara; ora è necessario pretendere una cosciente autocritica e una precisa richiesta di sostegno tecnologico.

La VAR è sicuramente un’appendice doverosa che non lascia dubbi sulla bontà dell’interpretazione e la sua utilità permetterà di valicare quel labile confine che da sempre esiste tra ciò che è doloso e ciò che è colposo.

Perché se l’importante non è vincere, ma partecipare, allora con questo strumento anche gli arbitri finalmente cominceranno a prenderne atto, senza ricorrere a quel personalismo insensato con il quale hanno spesso vinto il premio oscar: ma come migliori attori non protagonisti.

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