Calcio, arbitri e VAR al centro della scena: condotta e attenzione dietro le quinte

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Nuove regole, tecnologia a disposizione degli arbitri e una gestione innovativa delle partite di calcio non sono sufficienti per ricavare l’onesta intellettuale dei direttori di gara, ritenuti ancora causa dei mali delle squadre ed effetto delle ripercussioni disciplinari che ne scaturiscono.

Il match dell’Olimpico è l’ennesima prova che l’errore arbitrale esiste e non può essere annullato definitivamente con l’utilizzo del VAR.

Ciò che potrebbe limitarsi è quel fastidioso mal costume che investe la maggior parte dei dirigenti delle società di calcio, troppo spesso avvezzi alla ricerca di alibi e poco inclini alla ricerca di quell’obiettività necessaria a curare quei mali, che impediscono di maturare e vincere contemporaneamente.

Giacomelli ha sbagliato, è evidente, ma non ha certamente fatto perdere la partita alla Lazio, rimasta in dieci per tutto il secondo tempo, incapace di reagire per guadagnarsi almeno un risultato positivo.

Ma il fatto ancora più grave è che al termine della partita Tare, Inzaghi e Arturo Diaconale, dirigente della comunicazione biancoceleste hanno parlato di scandalo, sospetto e vicende inquietanti.

Storie fantastiche che il campo, invece, ha chiaramente ridimensionato, evidenziando una squadra nervosa, poco abile a sfruttare i propri punti di forza, e una disordinata manovra d’attacco che ha fatalmente favorito il Torino e il suo allenatore.

Quegli stessi esponenti non hanno saputo rimproverare ad Immobile una fesseria imperdonabile e ben che meno non hanno saputo accettarla, riversando sull’arbitro la rabbia, quella si, mal digerita, accumulata per tutta la gara, dalla quale si sono appresi tutti i limiti della squadra e del pur bravo tecnico biancoceleste.

Con o senza Immobile il Torino non ha fatto quadrare i conti alla Lazio, in affanno dai primi minuti, sostenuta dal solito Luis Alberto e dagli estrosi Milinkovic Savic e Lulic, colonne portanti dell’architrave tattica di Inzaghi, ma non sufficienti a sostenere il peso della maturità calcistica.

Un fardello troppo pesante da sopportare, che purtroppo necessita di un sostegno ulteriore; ad oggi ancora non pervenuto a Formello, ma che le prossime vittorie potrebbero servire a reperirlo, consentendo quel salto di qualità indispensabile per la società.

Fra due mesi c’è l’Europa League; per la Lazio, il Napoli, il Milan e l’Atalanta.

E poiché anche Inzaghi si è iscritto alla lista dei candidati per la vittoria dello scudetto, c’è da giurare che la competizione internazionale venga presa come l’occasione per allenarsi in ottica campionato.

Praticamente, consegnando per l’ennesima volta un trofeo che vale prestigio e la qualificazione diretta in Champions League, consegnandosi eternamente alla critica e alla retorica.

 

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