Calcio, Ancelotti: i migliori anni della sua carriera

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Giornata fantastica per l’allenatore italiano che al termine della partita col Friburgo ha visto scorrere fiumi di birra in campo e, addosso ai protagonisti, impegnati a festeggiare il 27° Meiesterschale del Bayer Monaco.

Scene già accadute anche in altri stadi, magari senza i caratteristici ettolitri dell’Allianz Arena, che hanno però confermato come Carlo Ancelotti sia un tecnico in grado di vincere ogni titolo in ogni luogo del continente.

Quest’ultima affermazione in Germania gli permette di scrivere ancora una volta un’altra pagina importantissima del suo score internazionale.

Col suo aplomb, educato ed ironico, ha voluto onorare la festa organizzata per celebrare la vittoria della Bundesliga, cantando “i migliori anni della nostra vita” di Renato Zero, quasi a rimarcare la meravigliosa sequela di successi che sta ottenendo in tutti questi anni.

Un testo impegnativo, ma scelto con dovizia, per esaltare il coraggio di chi ha creduto nel proprio lavoro, nelle scelte che l’hanno caratterizzato e nella fede che le ha difese.

Un uomo che ha saputo convertire la calma serafica esternata fuori dal terreno di gioco, trasformandola in rabbia sportiva sul campo, riuscendo sempre a trovare il sistema più congeniale per ricavare dalle sue squadre il massimo risultato.

Dovunque sia andato ad allenare ha ottenuto successi; Milano, Parigi, Londra, Madrid ed ora Monaco.

Città al top del calcio europeo rimaste affascinate dal suo stile e dalla bravura nell’organizzazione tattica, che gli hanno consentito di costruire gruppi solidi, dando un’anima e quel calore umano necessario per consolidarli e farli rendere al meglio.

Doti riconosciute dai suoi giocatori prima di tutto e, per i risultati ottenuti, dagli addetti ai lavori, che l’hanno comunque difeso in occasione di qualche passo falso all’inizio della carriera.

Lo sguardo accigliato, evidenziato in tante occasioni, ha fatto credere che abbia vissuto certe situazioni con un pizzico di tristezza, ma la canzone scelta la dice lunga sul suo spessore morale e interiore.

Non a caso parte del testo recita: “forse un giorno scopriremo che non ci siamo mai perduti e che tutta quella tristezza in realtà, non è mai esistita”.

Il riferimento potrebbe essere riconducibile alle critiche ricevute ingiustamente quando si è seduto sulle panchine di Parma e Juventus, a seguito delle quali è stato spesso definito eterno secondo.

Se fosse così, quel canto di gioia allora è servito per ricordare a tutti che quell’espressione accigliata non ha mai contenuto tristezza, ma solo un’autentica sicurezza.

 

 

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