Calabria, non solo mare. Ai turisti piace il prodotto tipico

0
429
Calabria

Ai turisti piace sempre più il prodotto tipico. Accade in Calabria dove il 42% dei turisti ha portato via in valigia un pezzettino di gastronomia locale.

Calabria, grande e amara. Così scriveva della sua terra Leonida Rèpaci, nel suo racconto di viaggio, nel suo taccuino antropologico, nel suo rapporto sulla civiltà calabrese come “affettuosa convalida, da figlio a madre, da fratello a fratelli, di ciò che di grande e di meglio può vantare il popolo calabrese nella sua storia millenaria. Questa convalida investe il corpo e l’anima, il passato e il presente”.

I prodotti tipici calabresi, emblema di mediterraneità

E tra le molte risorse, tra ciò che “di grande e di meglio”, questa terra emblema dell’eccellenza mediterranea, può vantare, è proprio la varietà notevole di prodotti tipici, cibi autentici della terra e del mare. I prodotti agroalimentari tradizionali P.A.T. della Calabria riconosciuti dal MIPAF al 2009 sono oltre 270 (la lista è consultabile qui) ed elencarli tutti sarebbe praticamente impossibile così come impossibile stilarne una classifica, a mo’ di gerarchia, scegliendo i prodotti tipici “più buoni” visto che ognuno, per la sua particolarità o categoria di appartenenza (carni fresche e stagionate, frutta e verdura, pesce, etc.) si caratterizza per autenticità, genuinità, metodiche di lavorazione tradizionali e mantenute inalterate nel tempo.

Ai turisti piacciono le cipolle di Tropea e la ‘nduja

E’ la Coldiretti a far conoscere questo dato importante: ai turisti piacciono i prodotti calabresi. Non solo da mangiare in loco ma anche da portare via. Quasi come un pezzettino di questa terra in valigia. La cipolla di Tropea, la ‘nduja, il prosciutto crudo di San Lorenzo Bellizzi diventano souvenir. Il 42% dei turisti ha portato via un ricordo della gastronomia locale.Cold

L’acquisto del prodotto tipico diventa ritualità per il turista. Portare a casa o a chi si vuole bene ed è rimasto in città, una mozzarella silana o un olio extravergine di oliva calabrese, non rimanda all’idea dell’emigrante con un pezzo di salame nella valigia di cartone ma alla tendenza del turista contemporaneo che vuole così apprendere la cultura locale, integrarsi con essa in maniera particolare.

Il folklore e la gastronomia tipica della Calabria

Senza dubbio contribuisce a questo trend gastro – turistico tutta l’offerta di sagre ed eventi a tema food. Molte le sagre estive alle quali i turisti partecipano dopo aver trascorso una giornata in spiaggia: la Sagra del Polpo a Joppolo (Vibo Valentia) il 4 agosto, il Festival del Peperoncino a Diamante nei primi giorni di settembre solo per citarne alcune. Eventi dove a farla da padrona è il cibo al quale fa da sfondo il folklore locale, la tradizione culturale ed enogastronomica pur considerando* che alcune “sagre, all’interno delle feste, svolgono la funzione di costruire una cucina che spesso non ha più alcun legame con le forme di alimentazione tradizionali (…) parlano di nostalgie, di odori, sapori e colori. Ma la nostalgia, in questo caso, è frutto di costruzioni e prestidigitazioni della memoria”.

Il  legame tra le pratiche culinarie e l’identità regionale calabrese

I prodotti tipici calabresi evocano la dieta mediterranea così come le ricette di questa terra che, considerando il senso d’identità e di appartenenza, rappresentano la tradizione alimentare. La geografia del cibo rappresenta non solo i caratteri fisici ma anche culturali che legano un determinato prodotto al territorio dal quale provengono e nel quale sono trasformati. Il cibo è diventato dunque oggetto di riflessione geografica. Sono passati venti anni (1997) da quando appare uno dei libri considerato oggi come punto di riferimento per gli studi geografici sul cibo. Consuming Geographies: We are Where We eat di David Bell e Gill Valentine  analizza il cibo a trecentosessanta gradi soffermandosi sui luoghi di produzione, acquisto, distribuzione, sul cibo come rappresentazione, ma lancia quella che oggi è la chiave di lettura e di sviluppo dei nostri territori, ovvero il legame tra le pratiche culinarie e l’identità.

Su questo legame può costruirsi un‘offerta turistica, una forma di turismo culturale e tematica, un turismo integrato e compatibile, sostenibile e rispettoso dei luoghi. Se ben programmata, quest’offerta turistica può rappresentare per la Calabria – regione vocata alla qualità – un vero e proprio impulso all’economia. Ma al di là dei confini geografici, alcune best practices possono diventare modelli validi anche al di fuori della regione, perchè l’idea forte è quella di un turismo che affonda le radici nel terroir.

Gola, Vol. 7, 1988 pp. 19 – 24, Ed. Cooperativa Intrapresa

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here